2. lug, 2019

Lavoro e logiche di potere.

In tante zone del mondo stiamo assistendo ogni giorno a forti spinte contro chi lavora e vive con un modesto salario. Se osserviamo con necessario distacco eccoci difronte a un processo mondiale di impoverimento che è tipico degli anteguerra. Soldi per riarmo ci sono, ma la gente non ha di che vivere e addossa le colpe a quelli come loro ma di altre etnie o regioni o nazioni. L’ostinazione e la tenacia dell’assolutismo finanziario, nel pilotare questo fenomeno, è pari alla noia del ripetersi in tante aree geografiche e alla sua totale assenza di fantasia. Cosa propone il neoliberismo come antidoto? La cura è sempre la stessa: indebitamento, privatizzazioni, abbattimento delle disponibilità del welfare, attacco al salario nel nome della competitività, aumento dell’orario di lavoro, straordinari non retribuiti e impoverimento generale. Cosa succede in Italia? Qui da noi la destra, complici un linguaggio semplificato, un impoverimento  intellettivo generale e una totale assenza di pensiero critico, cerca con successo di sottomettere gli italiani all’estremismo neoliberale. Questo che accade in Italia sta accadendo in tante altre zone del mondo, ma se prendiamo la società argentina sembra avere più anticorpi di quella italiana. Qui, anni di berlusconismo, seguiti dal linguaggio web della politica hanno reso gli italiani più spaventati, più partecipi, più assoldabili e servili. Vengono messe in circuito mediatico piccole verità, grosse menzogne reiterate, grandi rimedi alla povertà che ogni italiano fa sue e le ripropone in una catena di piccole mute difformi. Sgretolano ogni forma di ragione politica, di preoccupazione sociale, mette tutti contro tutti e soprattutto contro quelli indicati con furbizia come diversi, e quando si va alle urne, ecco che chi ha usato argomentazioni facili, un linguaggio muscolare e ignorante, intercetta il favore di menti “ridotte” che votano con fervida partecipazione. Perché dico questa cosa spiacevole dei miei connazionali? Perché l’altro giorno il ministro più importante d’Italia, facente parte di un governo che si arrabatta in coerenza, pieno di debiti, che abbandona città come Napoli, Roma, ma anche Torino in montagne di spazzatura puzzolente, reduce da giorni di lotta con la CE finiti con un ulteriore impoverimento generale,  a Cantù, davanti una platea molto numerosa, inizia il discorso dicendo che abbasserà le tasse a tutti come nessuno è mai riuscito a fare prima di lui. Tutti gli hanno creduto e la sua popolarità ha superato il 40% dei consensi.