14. mag, 2019

Il divenire animale di Gilles Deleuze e l'esempio della zecca.

Quando pensiamo agli animali e vogliamo comprendere la loro convivenza con gli umani, non possiamo farlo senza pensare a Giacomo Leopardi, il suo è un amore viscerale per tutto il mondo animale. Partendo dallo Zibaldone per poi entrare nelle Operette morali ci sembra volesse dimostrare che gli uomini e gli animali abitano il pianeta terra nello stesso modo, abitanti attivi e poco discreti, insomma vitalissimi confusionari. Dopo Leopardi in molti scrittori gli animali appaiono centrali nelle loro opere e la mia domanda di oggi è: cosa ci rende diversi dagli altri animali? Oppure siamo animali diversi? Per avere qualche risposta convincente dobbiamo ricorrere forzosamente alla letteratura e alla filosofia. E, dopo Leopardi, ecco Kafka. Piero il rosso è una scimmia che dopo essere stata catturata e cresciuta fra gli umani, parlando a un comitato di illustri studiosi dice: <<stare con la faccia contro le tavole di una cassa non è sopportabile, sarei certamente crepata, per cui ho smesso di essere una scimmia>>. Un ragionamento che non fa una piega, un ragionare di pancia, come spetta alle scimmie, esse ragionano d'istinto. In un'altra occasione, Kafka rende onore all'uomo dicendo che esso si differenzia dagli animali solo perché dotato di volontà. Si racconta anche, che egli divenne vegetariano e che dichiarò, davanti a un acquario, quindi davanti a dei pesci la sua serenità nel guerdarli perché finalmente non li avrebbe mangiati. Ecco quindi un atteggiamento con protagonista la volontà dell'uomo, che in questo caso avvicina l'animale e non prevarica. Un filosofo moderno, Giles Deleuze, amatore e spesso odiatore degli animali, ci spiega il suo  "divenire animale" con  l'esempio della zecca. La zecca, in una natura così immensa reagisce a solo tre cose: tende verso l'estremità di un ramo di un albero in quanto attratta dalla luce e può attendere li ferma anche anni, senza mangiare, senza nulla. Completamente amorfa essa aspetta il passaggio di una bestia e si lascia cadere sul quel dorso attratta da un eccitante olfattivo, annusa la bestia che passa sotto il ramo. Quindi luce e odore sono i suoi eccitanti a cui si aggiounge il tatto perché si infila dove i peli sono più radi, ed è questo il suo terzo eccitante. Quindi ci dice Deleuze, in una natura estremamente piena di attrazioni la zecca estrae e seleziona solo tre cose.  Questa sua capacità di selezionare solo tre elementi rende l’idea della differenza tra l’uomo e l’animale. Davanti al caso, l’uomo tende a non affidarsi più di tanto, cerca una sistematicità delle certezze. La zecca no, è lì e aspetta. Nella successiva selezione degli argomenti l’uomo, amplia, gestisce le informazioni, genera cultura, si trasforma, si evolve. La zecca no, è lì e reagisce ai suoi tre impulsi. Forse è proprio in questo rapporto tra il caso e l’affidarsi al mondo che Deleuze ritrova una differenza sostanziale tra uomini e animali. Il divenire animale di Deleuze ci porta direttamente al Compagni di specie di Donna Haraway. Continua...