28. mar, 2019

Sfruttati e sfruttatori, la nuova identità dei pastori sardi.

Ecco i protagonisti:

I pastori sardi che rovesciano latte in strada.
Gli antagonisti (portano avanti istanze anticapitaliste, territoriali, anarchiche ecc.).
Gli antispecisti filone maggiore (non esiste supremazia dell'umano sul "non umano" e nessuna gerarchia in base a razza, genere, stato sociale e specie).
Gli antispecisti filone minore (legano la questione animale all'anticapitalismo, antirazzismo, ecolgismo ecc.
Gli "addetti" della politica.
Perché i pastori sardi hanno protestato rovesciando il latte nelle strade? Accade che il consumo del latte è diminuito e il prezzo è sceso a 60 centesimi troppo poco per vivere. Il latte viene pressoché usato per produrre pecorino e il pecorino sia negli Usa che in Europa è consumato in maniera decrescente per svariati fattori. Torniamo agli accaduti: gli antagonisti hanno appoggiato i pastori contro le speculazioni del capitalismo, Salvini ha detto che la colpa è dei vegani che non consumano prodotti animali, e gli antispecisti invece hanno ribadito che non si dovrebbero difendere i pastori in quanto loro stessi sfruttatori delle vere produttrici di latte, le pecore. Pur condividendo questo approccio antispecista della non supremazia dell'umano sul non umano, resta tuttavia da afferrare una differenza non marginale che da una parte persegue la liberazione animale e dall'altra la liberazione di animali e umani da ogni forma di schiavitù. Premesso questo dobbiamo constatare che presso gli ambienti antagonisti, e per il neoiliberismo, l'antispecismo viene considerato marginale, irrilevante, un vezzo da anime sensibili, o addirittura dannoso. Anche per i politici è dannoso crea un ulteriore problema sociale e di governabilità. Tutti dimenticano che il problema centrale resta la crisi economica per mancata crescita è la sovrapproduzione del latte, che appunto abbassa il prezzo che non è remunerativo per i pastori, tanto è vero che la risposta del governo è stata quella di acquistare le eccedenze di pecorino. Torniamo agli schieramenti di cui sopra. Per capire bene le due posizioni antispeciste occorrerebbe un saggio dedicato, ma senza ombra di dubbio, la prima vede i pastori come soggetti che sfruttano gli altri animali. La seconda, pur restando sempre antispecista, vede i pastori anch'essi sfruttati. Constatiamo alcune debolezze in tutte e due le posizioni, e propendiamo per la seconda. La prima semplifica molto e sembra poco sensibile ai problemi umani. La seconda crede che esistono più assi di potere per cui, su alcuni assi un soggetto è uno sfruttato e su altri diventa uno sfruttatore. Concludiamo pensando che il fattore debole (i pastori), nelle coscienze attuali, sono al centro della visibilità della comunicazione e oscurano ingiustamente tutto il resto, (Davide contro Golia). Quello che, in questa vicenda, i media fanno sembrare secondario è il dogma specista della parità di genere, invece nell'ultimo decennio esso si sta radicando prepotentemente nelle coscienze civili dei paesi più evoluti, alla stessa maniera del problema ecologico del pianeta, a cui è strettamento connesso. Gli ecologisti e gli antispecisti, due forze definibili "protagoniste di necessità", dovranno allearsi contro il neoliberismo che produce gli indebitamenti colossali degli stati occidentali che restano paralizzati dalle spese correnti sempre in crescita, sono pieni di debiti e non investono sul futuro.