11. feb, 2019

Groviglio quotidiano, la necessità di essere lontano.

Tutte le volte che ho imparato qualcosa sul mondo e sulla gente che lo abita, ero in mezzo a tante persone sconosciute. Tutte le volte che ho imparato qualcosa sulla vita e su me stesso, invece, ero solo. Quindi vedo e apprendo dopo aver prodotto un distacco. Devo essere lontano dalle persone che voglio felici, lontano dalle loro opinioni e ancora, lontano da ogni abitudine, dalle mie giornate, dagli schemi delineati. Lontano dall'immagine che ho di me stesso, dai disturbatori quotidiani, dalle voci conosciute. E' così che trovo il silenzio e una maggiore comprensione. Comprensione? Si, dell'uomo, dei suoi idoli, della sua superstizione, della sua fragilità, del suo modo di amare indotto, apppreso per emulazione. Comprensione di me stesso, della mia ansia di apprendere, amare, proteggere le persone care, amare e proteggere me stesso. Tutte le volte che i tentacoli del mio pensiero si distendono io sono lontano. Solo una fortissima passione mi tiene vicino. E' quasi sempre, una donna amorevole, un figlio che cresce, un'individualità che vuole essere se stessa. Già la donna, bipede pensante complesso. Essa va presa per mano e aiutata a conoscersi, a esporsi, a dispiegarsi, ad abbellirsi, a realizzarsi come femmina, è così che diventa capacità di fare e potenza creativa inesauribile. Quando una donna si realizza ha impeto, occorre imparare a stargli vicino, e  tutto è possibile. Lei, paziente tessitrice di progetti di vita, diventerà coinvolgente, ammaliante e condurrà in quel mondo armonico, fatto di bellezza e fantasia che, per noi maschi ragionanti da lontano, è quasi sempre irraggiungibile.