16. gen, 2019

Le ragioni impellenti della decrescita, il ventunesimo secolo.

L'ideologia del progresso, che concepisce l'uomo, padrone e domatore della natura, un uomo che avanza inevitabilmente nel miglioramento del mondo, e della crescita economica, è vecchio di almeno due secoli, ma essa non si adatta affatto al ventunesimo secolo. L'ideologia dominante pone la crescita economica come desiderabile, necessaria e indispensabile, come fosse una legge naturale. Tutti cresciamo, tutto cresce, ma oggi la crescita, come intesa dagli economisti governanti, non vuol dire miglioramento della vita degli uomini, anzi è esattamente il contrario. Nello stesso tempo il pensiero dominante invoca la natura umana, la volontà di espansione del singolo, per giustificare l'inevitabile bisogno di profitto. Noi, invece,  siamo convinti che la natura umana non si limiti alla sola funzione conomica e abbia molte facce. Siamo ciò che si sviluppa in noi stessi e siamo, anche quello che facciamo per la qualità della nostra vita. E' imprtantissimo sviluppare intelligenza, creatività, una buona predisposizione verso gli altri, una predisposizione verso i cambiamenti di necessità, verso una vera cultura del singolo individuo e della comunità in genere. In ogni caso, poiché la crescita econiomica si basa siul consumo di energia fossile, l'imminente esaurimento di quest'ultima, previsto nei prossimi decenni, metterà fine a questo andamento secolare. Quindi l'urgenza di ripensare le cose oltre l'ideologia della crescita. E' ovvio che in un sistema come così radicato, la crescita negativa significa recessione e le conseguenze nella vita quotidiana sarebbero pesantissime, e tanti perderebbero i mezzi per soddisfare i propri bisogni. Chi, oggi è a favore al cambiamento, non promuove certo la recessione, ma cerca di arrivare a un cambiamento "programmato" visto che cambiamento ci sarà in ogni caso, quindi cerchiamo tutti di creare le condizioni affinché l'assenza di sviluppo non diventi un pericoloso problema sociale di massa. L'obiettivo è prepararci, all'interno di una giustizia sociale, alle sfide dei limiti fisici del nostro pianeta.