27. ott, 2018

Con Euforia la Golino cattura lo spettatore.

Film girato male montaggio discutibile e battute logore, ma.. I due fratelli vengono rappresentati bene e i due attori grandissimi, si muovono con gli stessi tempi e gli stessi esorcismi di mancata comunicabilità anche tra colleghi che recitano. Religione, famigliarismo, affetti vissuti e altri vissuti male, altri ancora malissimo, e la malattia orribile che colpisce uno di loro, li scuote, li estremizza e le vite rappresentate diventano caduche e fragili. Il film diventa tragedia umana vera. Il dialetto viterbese è falsissimo e alcuni gesti alcuni gesti del siamo "de Roma" sbagliati, ma il ritmo è eccellente e alcune scene ricordano tutta la natura introversa e arrogante dell'attrice, qui in veste di regista. Spaventa pensare quanto diventiamo cattivi quando siamo sotto pressione, ci ammaliamo ed eccoci cattivi veri, bruttissimi verso gli altri, e forse la tragedia incombente diventa chiarificatrice su ogni aspetto di noi, questo è inquietante, il dubbio? Si, forse anche prima non eravamo garnché ma ora è certo non abbiamo la forza per nasconderlo neanche a noi stessi. Di fratelli come questi, narrati dalla Golino, ne conosciamo altri. Si vogliono profondamente bene, pur non condividendo né l'approccio alla vita, né l'indole, ma esiste un filo invisibile di giochi, di sfottò, di cercarsi, che mostra come abbiano un legame fortissimo. Resta vera e fottutissima faccenda vedere che due fratelli così diversi, così attaccati direi geneticamente (se possiamo usare questo termine) che non hanno mai comunicato tra loro, difronte all'incombere della tragedia si abbracciano. Hanno atteso troppo per abbarcciarsi. Tutti aspettiamo troppo per dare il giusto valore a chi ci accompagna tutta la vita, dandoci presenza, dialettica esistenziale, confronto, affetto, partecipazione, anche quando non vogliamo o li troviamo inutili. La diversità dei due fratelli non c'entra se non come aggravante, è la cultura del "faccio da solo" che ognuno di noi deve processare. E' falsa con gli altri e ancor più falsa e grave verso noi stessi.