18. ott, 2018

La conversazione è morta, evviva la retorica del web.

Mi dice un amico, molto stimato per saper vivere: <<I mesi successivi alle elezioni politiche dello scorso marzo, li ho passati ostaggio di Twitter, dei siti di news, dei giornali, di maratone tv, di qualsiasi cosa potesse placare la fame chimica di notizie sulla formazione del nuovo governo>>. <<Uno stato da vero tossico, come se l'acqua fosse arrivata ai miei piedi. Pensavo all'incombere del disastro, della tragedia, ai poveri, alle diseguaglianze, alle periferie, ai migranti, Brexit, Trump e tanto altro. Un attimo dopo, vedevo che era proprio questo sentirsi assediati, questo senso di tragedia imminente la causa del mio nervosismo>>. Come abbiamo spesso scritto qui noi occidentali siamo assaliti da troppe paure, oltre a quelle che dividiamo con gli altri bipedi pensanti, ci sono quelle secolari create dal cristianesimo per farci diventare donatori devoti, quindi, se ci si mette anche la politica con la sua fabbrica di consensi basata sulla paura, ecco che la nostra vita diventa un mostro con cui combattere giornalmente. Oggi le cose sono peggiorate. La morte della conversazione, e del suo ruolo di ammortizzatore di paure, sembra uccidere anche noi. Non facciamo altro che parlare, scrivere, comunicare, interagire, eppure nessuna cosa è più cadavere della conversazione. Osserviamo una tavolata al ristorante e vediamo che almeno tre di loro scrivono ad amici non presenti, gli altri ragionano di Salvini e Di Maio e finiscono per alterarsi. Conversazione? Nulla che possa somigliargli. Io ho molto amato la conversazione, ma non ho mai gradito il telefono, dove l'assenza dell'interlocutore mi faceva argomentare bene di lavoro, ma dire solo scempiaggini su tutto il resto. Alla fine, in assenza di sereno scambio di opinioni, ho cominciato a trattare contenuti ponendoli su pagine web e inviando whatsapp alle persone che stimo. Fuori da casa, ccade che ogni cosa è un rimpallo di battute trite e ritrite scambiate per nuove, il riciclaggio sul web non ha limiti di fantasia. In tempi di comunicazione globale, non ci accorgiamo se incontriamo persone di qualità, è impossibile individuarle, e la domanda è: di che parliamo io e te? Va bene sei su fb, su twitter, su pinterest, su linkedin, ma cosa ci diciamo se non siamo o condividiamo nemmeno un tavolo , né un dialetto, né un'idea, né una lingua, né un'usanza e spesso nemmeno una nazionalità? La conversazione è morta, evviva la retorica del web, ha lo stesso seguito degli spot in tv negli anni Settanta. Tutti a fare gli imbecilli a ripetere versi e imitare marionette viste la sera prima. A lato: una foto che imperversa sul web da settimane.