21. ago, 2018

La morte di Claudio Lolli, un genio ci ha lasciato troppo presto.

Se Claudio Lolli scrive versi poetici cantabili e Andrea Pazienza disegna la copertina del disco, qualcosa di grande è accaduto nel nostro piccolo e ignobile mondo. Non chiamiamoli "creativi" chiamiamoli creatori, perché questo era Claudio Lolli. Fantasia, delicatezza, arte del nuovo, amore, estro, poesia, filosofia, anarchia, invenzione, amore per le donne, innovazione, amore per la vita, prendono il volo inarrestabili e dovranno ricorrere a omicidi intellettuali per abbattere queste forze potentissime. Anni di liturgie del nulla, secoli di imposizioni, secoli di schiavitù scompaiono come d'incanto e la vita ritorna sempre e nuovamente sorprendente. Ecco, dopo la morte di Claudio del 17 agosto, come ce lo racconta il bravissimo giornalista Luca Valtorta, è un modo finissimo e amabile di raccontare un genio: <<Non c'è silenzio dentro il vuoto, c'è la sua musica, quella musica bellissima che ti rapisce, quell'intuizione modernissima di "Ho visto anche degli zingari felici", di un disco che è come un'onda che non finisce mai, dove il tema del sassofono entra ed esce, cuce le varie parti e lo stesso fanno le parole che vanno e vengono, colpiscono, scompaiono, ritornano, è come se fluttuassero in una ballata della vita>>.  Ascoltate Piazza bella piazza e Ho visto anche gli zingari felici e capirete quel che si prova difronte alla morte di uno sconosciuto che è stato più di un fratello di vita, un esempio di amore per la condizione umana, un fratello impagabile.