26. apr, 2018

Il disconoscimento della mia inferiorità.

Iniziai a capire che l'adorazione, la genuflessione, la devozione, non erano atti che gli adulti riservavano solo alla religione, ma erano atteggiamenti estesi a ogni forma di autorità, quindi a un dominio o a un dominante, così finì la mia infanzia, osservando, scrutando, condannando quel tipo di adulti che mi erano troppo vicini. Persone apparentemente educate, capaci, padri, insegnanti, clero, altre che occupavano cariche pubbliche, erano solite affermare che l'educazione deve basarsi anche sulle violenze fisiche sui giovani per <<poterli raddrizzare>>, o farli crescere <<nella giusta direzione>>. Mi ribellai energicamente di quella situazione culturale, figlia di tutti i credi e di tutti i fascismi dell'epoca. Non ero disponibile a riconoscere valore dove non c'era, valore ereditario, di posizione. Riconoscendo un dominio o un dominante sarebbe stato ammettere la mia inferiorità, la mia dignità doveva essere come la loro. In tanti erano come me, ma sono spariti quasi dissolti nelle trappole del neoliberismo. Mentre alcuni di noi pretendevano diritti di civiltà, altri ci hanno rinunciato preferendo farseli pagare. Se qualcuno voleva che lavorassi 10 ore al giorno io avrei detto di no altri hanno preferito farsele pagare. Oggi a 65 anni vedo solo masse preponderanti di schiavi che accettano e difendono il dominio, l'autorità, pur subendone danni ne sono loro stesse fautrici e difensori. I neoliberisti hanno plasmato, educato, formato, gli individui. Sfornano giochi sempre più attraenti e le masse per poterseli permettere sono disposte a versare sangue, ad odiarsi in una perenne competizione. La maggior parte di noi perde vita in una lotta estenuante per il possesso di cose, molto spesso inutili. <<Quello che non ho è ciò che non mi manca>>. Cantava il grande De André. Ripeto questa frase ogni volta mi sento rimproverare di non avere o di non fare abbastanza, di pensare troppo, di amare troppo, di tollerare troppo. Non ammettere di essere inferiore ad altri umani, bipedi pensanti, è atto  contro tutte le regole di oggi, da adolescente in poi è stata ed è lotta dura, vita dura. Ammetterò la mia inferiorità solo dalla tomba.