15. mar, 2018

Le leggi italiane sul controllo delle nascite sono in pericolo.

L'Italia? L'orticello del Vaticano.
La contraccezione e l’aborto, nel nostro paese, sono più che mai al centro delle notizie, a causa delle loro incognite, a volte frontali e a volte più ovattate, ma soprattutto a causa del perenne ostracismo cattolico. Ritornare alla storia della contraccezione aiuta a gettare luce sul presente. Le nostre donne poco ne parlano, ma in Italia significa fare la storia di uno dei più grandi cambiamenti del ventesimo secolo: quello della creazione di una libertà di procreare. L’oggi, se parliamo di controllo nascite, è fatto da strutture ospedaliere finanziate dallo Stato che di fatto nascono contro l’applicazione delle leggi dello Stato. Il presente è fatto di una continua messa in discussione del diritto fondamentale di autodeterminazione della donna e dell' accesso all'interruzione di gravidanza nelle strutture ospedaliere pubbliche. Dopo secoli di repressione e dopo il lunghissimo scontro tra i sostenitori (medici e scenziati) del controllo delle nascite, i quali asserivano che la popolazione crescerebbe più velocemente delle risorse alimentari disponibili, e i “natalisti” che consideravano la contraccezione e l’aborto crimini contro l’umanità, si è passati all’uso politico della controversia che asseriva come il controllo delle nascite portava a una rivalutazione dell’ambiente proletario e al collasso della società borghese. Si è poi passati alle lotte degli anni Sessanta/Settanta ed ecco che dopo durissime battaglie condotte dal partito radicale, arrivano le leggi 405 del 22 luglio 1975 che istituiva i consultori in cui, tra i loro scopi, vi era quello di dare assistenza in materia di procreazione (di fatto la pillola arrivò disponibile in farmacia solo un anno più tardi), a cui seguirà la famosa legge 194/78 che dettava le norme sull’interruzione della gravidanza. Oggi sono finalmente i parlamentari di Possibile ad occuparsi di una vera crisi dell’applicazione delle due leggi. Questo che segue è un loro documento: <<A 38 anni dall'introduzione della legge - hanno spiegato i parlamentari di Possibile - stiamo assistendo a un drammatico ritorno al passato, con rischi pesantissimi per la salute delle donne. Le cronache di questi giorni, che hanno portato l'Italia a una ribalta negativa anche sulle colonne del New York Times, tratteggiano un quadro preoccupante: l'obiezione media nazionale raggiunge il 70% del personale, con punte fino all'82 % in Campania, del 90 % in Basilicata, del 93,3 per cento in Molise e del 69% in Lombardia. Il 40% dei reparti di ginecologia e ostetricia italiani non eroga il servizio tout court (obiezione di struttura). Dati che non possono essere più ignorati e che stanno dando luogo a pratiche, come quella del 'turismo abortivo' o degli aborti clandestini, che credevamo ormai debellate. La ex ministra Lorenzin, che pure ha riferito sull'attuazione della legge 194, ha omesso metodicamente di riportare i dati assoluti sull'obiezione, dichiarando che "la copertura del servizio è assicurata". Anche il Consiglio d'Europa si è espresso in merito all'elevato numero degli obiettori di coscienza, stabilendo che questo "viola i diritti delle donne che alle condizioni prescritte dalla 194 del 1978 intendono interrompere la gravidanza". Per questo è più che mai urgente garantire la piena attuazione di una legge che aveva fatto del nostro Paese un modello anche a livello internazionale. La nostra proposta prevede inoltre l'istituzione di un numero verde a disposizione delle donne per dare informazioni utili a chi ha bisogno di un'interruzione di gravidanza urgente, per l'assunzione della pillola Ru486 e per fornire immediato sostegno psicologico" hanno concluso.>> Sono numeri e consederazioni davvero preoccupanti, le donne europee rappresentano il vertice di ogni forma democratica di ogni tempo, ma se non saranno vigili, le loro libertà dureranno ancora per poco.