4. feb, 2018

I protagonisti dell'Hi-Tech hanno paura di troppa ingiustizia.

Nel breve, la polarizzazione dei redditi, i ricchi sempre più ricchi e i poveri che aumentano tragicamente, porterà alla barbarie. I conflitti sociali seguiranno l'escalation delle diseguaglianze. L'Hi-Tech, spinge un suo modello di economia e esorta al riequilibrio dei redditi, non per amore delle democrazie, ma per paura che gli diminuiscano i clienti. (chi non ha uno stipendio adeguato non compra strumenti elettronici). Il tipo di capitalismo emergente, basato su una santa alleanza tra tecnologia, finanza e politica progressista, è in piena corsa, ma nettamente in ritardo, e ci sono governi in forte difficoltà difronte al problema della radicalizzazione del processo di accumulazione della ricchezza, che si unisce a quello del debito pubblico. Se arrivano prestissimo come sembra, le auto a guida autonoma e i droni per il trasporto pesante, ecco che tutto diventerà emergenza occupazionale. All'orizzonte non si vedono altri movimenti socio-economici che possano essere presi in considerazione e che possano far recuperare i posti di lavoro che oggi non ci sono o domani non ci saranno. Ci aspetterà quindi almeno un decennio critico, un lungo tempo necessario, affinché l'affermazione delle tecnologie consenta anche un incremento di nuovi tipi di occupazione, oltre il necessario ripristino della giustizia sociale in merito a ridistribuzione della ricchezza. Se l'Italia avesse investito molto sulle nuove tecnologie, forse la politica sarebbe in grado di compiere quel passo avanzato sia sulla diminuzione degli orari di lavoro per aumentare l'occupazione, sia sul reddito minimo ai cittadini. Purtroppo temo che il ritardato sviluppo, vedi banda larga, vedi gli scarsi investimenti sulla robotica, unito al debito pubblico non consentirà di stare al passo con il resto dell'Europa.