13. gen, 2018

Viaggiatori viaggianti.

Non è vero che la facilità delle comunicazioni accresce la capacità di conoscere, o affini la cultura del viaggiatore. Anzi, la velocità e facilità di trasportarsi da un luogo ad un altro, offuscano il valore della sorpresa e viviamo come acquisite le conquiste che un tempo si dovevano lungamente desiderare. Il pellegrinaggio, chiedete ai credenti cristiani, non è tanto nel raggiungere la meta, ma nel raggiungerla con quel tempo e quei modi e quelle compiacenze che consentono di agognarla, e percepire di quel viaggiare, un fine. Oggi, viviamo gli aeroporti che io chiamo "non luoghi", per via che sono tutti uguali, e le città sconosciute appaiono al viaggiatore come quartieri mai visitati della sua stessa città, dove cercheremo nient'altro che il miglior ritorante o il miglior locale alla moda. Il viaggiatore appassionato, mosso dagli orari del vortice di un rigido itinerario, non riesce ad avvicinarsi a quel luogo sconosciuto con un minimo di meraviglia e amore. Gli aeroporti diventano cattedrali, gli alberghi le abbazie, e lo shopping pura conoscenza. Dimentico le foto digitali!! Esse realizzano l'unico patrimonio culturale che resterà di quel viaggio, ahimé effimero. Le foto, sono talmente tante, che nessuno ha voglia di starle a cercare e quando finalmente vengono mostrate, chi le vede si annoia mortalmente son troppe. Presto finiranno nella galassia di file jpg in vertiginoso incremento, per poi perdersi come polvere di stelle.