22. nov, 2017

Il melodramma, dalla cultura italiana ai media.

La cronaca violenta è narrata, un giorno dopo l'altro, sui media come un romanzo criminale senza fine. Le pagine sulla rete, quelle stampate dei giornali, nelle trasmissioni del pomeriggio e della sera, si sono divise Cosa Nostra, la camorra, Mafia Capitale, omicidi della ndrangheta, mafiosi grossi, medi, e piccoli malavitosi di paese. Tutto condito in un mondo meno certo e individuabile, ma fatto di interessi di soggetti politici, imprenditoriali, clericali e tanti avventurieri. Al potere si accede anche commettendo omicidi, si governa l'Italia con le marce su Roma, il calcio è un buco nero, una madre è accusata di aver ucciso il figlio, Tangentopoli, Parentopoli, la sempre viva Banda della Magliana, l'omicidio Reggiani, l'omicidio di Erba, quello di Garlasco, quello di Cogne, Sarah Scazzi, Olindo e Rosa, Yara Gambirasio. Senza dire quelli ancora più recenti, ricordando le "folate" di delitti casalinghi, parentali, femminicidi e imprenditori suicidi. Perché tutto questo successo? Assistiamo forse al melodramma che dalla cultura italiana che si sposta sul monitor e giornali? Certamente si. Il melodramma è italiano, lo abbiamo nel sangue, è la nostra tendenza al dramma casereccio, al dolore di circostanza, all'enfasi del vittimismo. La nostra passione per l'azione forte, per lo scontro fisico altrui,  per il crimine, è caratteristica innata, ingigantita dal veleno fascista che ci ha colpito. Siamo reduci dell'eversione fascista, piaceva molto il fascimo agli italiani, che ha fatto moda anche nei non fascisti. Non solo, passione per il crimine e appeal dei criminali, ma anche rassicurazione. Vedere una storia del crimine, un delitto feroce narrato in tv, il sangue in tv, ci rassicura, non sono così gravi. Vederli li, sullo schermo ci da l'idea che siano virtuali, lontani o delle fiction. Mentre la vita nelle strade, nelle case degli italiani, è tragedia vera. Orrore, sangue e delitti sono accanto a noi, entrano nelle nostre vite troppo spesso.