31. ott, 2017

Quale Repubblica è la nostra? Il populismo ha cambiato le figure istituzionali.

Eravamo una Repubblica parlamentare, come sancito dalla Costituzione. Negli anni, proprio la Costituzione è stat presa di mira come un freno alla governabilità, quindi non più Carta garante la vita democratica, ma burocrazia contro cui si sono scagliati tutti i politici per giustificare la loro incapacità di governare. Da Cossiga, passando per Scalfaro, Ciampi e Napolitano a tutti gli effetti, hanno visto aumentare la loro influenza di figure istituzionali, fino alla delicata elezione del presidente attuale, Sergio Mattarella, scelto dall'allora primo ministro Renzi che escluse, in maniera burrascosa, l'influenza berlusconiana sulla politica nel 2015. Berlusconi non si arrabbiò per l'individualità politica Mattarella, che gli andava benissimo, ma per essersi visto scavalcare da Renzi come soggetto proponente di una carica determinante per la vita politica del paese. Il Presidente della Repubblica, quindi, come riferimento istituzionale unitario in un paese diviso, dove la politica ha perso ogni credibilità. Prima con Bettino, poi proprio con Berlusconi premier, quindi con Renzi, ecco che la figura del primo ministro è anch'essa ascesa nella gloria. Loro impongono decreti al Consiglio dei ministri, e via a un iter parlamentare, senza discussioni ne sorprese, tutto approvato e deciso fuori dal Parlamento. Questa strana democrazia, o non democrazia, è già in atto. La faccia del futuro premier compare addirittura, come un'investitura, già nelle schede elettrorali dei poveri italiani, che nulla possono decidere o scegliere. E che fine ha fatto il Parlamento? E il Senato della Repubblica? Sono li, a ratificare quello già deciso nelle segreterie dei partiti. Deputati e Senatori ridotti a yes mans del Presidente del consiglio. Eppure non siamo una Repubblica presidenziale, ma oggi nemmeno parlamentare. Possiamo definirla la Repubblica dei presidenti, ovvero di quelli che ridono in tv, sui manifesti, sui rotocalchi, che vengono ripresi giulivi mentre vanno alla messa con le consorti, ecc. Potremmo provare a chiamarla Repubblica dell'indecisione, Repubblica della precarietà, Repubblica dell'incertezza totale, oppure cogliere il pensiero dei nostri partner europei che, ogni volta menzionano l'Italia, lasciano intendere che siamo un paese provvisorio, un quasi paese, un paese socialmente arretrato, sprofondato nelle paludi di poteri poco raccomandabili.