8. ott, 2017

La piazza? Meglio quella virtuale.

La piazza è il centro della vita pubblica. Il luogo dove si chiacchiera, si incontrano persone, è il posto occupato dalla bancarelle, dove guardano le altane e dove troviamo i palazzi del potere civile e religioso. Ci si va per mobilitare i sostenitori, per sollecitare consensi e controbattere i dissensi. Ci si va prima delle lezioni e dopo il voto, nelle campagne elettorali e per allargare la propria influenza poltica. Ognuno ha la sua piazza. I sindacati avevano p.za San Giovanni a Roma, poi occupata da Grillo, insomma se cambia l'aria della piazza cambia anche quella politica. L'unico partito che è cresciuto negli ultimi anni, i 5 stelle è anche l'unico che possiede un ex uomo di spettacolo che, guarda caso, sa parlare alle piazze. Beppe Grillo è un uomo che è riuscito a portare un milione di persone proprio in p.za San Giovanni a Roma, non nel nome della politica ma del populismo. Se osserviamo bene queste mobilitazioni di piazza sono prive di progetto politico, ma ottengono pesantissimi consensi nel segno dell'antipolitica. Nessun progetto politico, quindi, nessun consenso costruttivo ma tensione critica verso chi governa e contro le istituzioni del paese. Il comizio in piazza era un contatto pericoloso e diretto con chi ti contestava, oggi si fanno sondaggi e si contano i "mi piace" o i "follower". Nel 1948 Nenni dopo la sconfitta alle urne disse: <piazze piene urne vuote> ma qui ci resta il dubbio: è possibile riempire le urne svuotando le piazze? Sembra che la piazza sia troppo faticosa e pericolosa, è meglio trasferire tutto sulla rete, in tv e sui media. E' meglio anche non fare progetti politici che attraggono le ire di sinistra o destra, si può comodamente governare sparlando del presente senza mai fare una proposta politica sensata e che tragga di impaccio il paese.