18. set, 2017

Dove sono andati i partiti?

Proviamo a trovarli mettendo insieme alcune considerazioni. Un tempo essi fornivano valori, classe dirigente, servizi, socialità, erano ovunque ed erano tutto. Erano nella società, nello Stato, nella cultura, nella vita quotidiana. I partiti erano cresciuti con la potenza della spinta post bellica e dei valori democratici della resistenza. Poi sono arrivati uno dietro l'altro Craxi e Berlusconi, gli "sviluppatori"  della televisione commerciale, protagonosta indiscusso Silvio Berlusconi alias Cavaliere di Arcore. E i partiti si sono ridotti a persone, i leader, i soggetti che bucano lo schermo, individui consigliati da esperti di marketing e di pubblica opinione. Poi a causa di rapine organizzate dai partiti, la pubblica opinione si è fatta <bischera> ed ecco che il marketing ha iniziato a <formare> l'opinione degli italiani. Ecco quindi partiti personali senza legami sociali, senza iscritti. Poi è arrivata la Rete che ha permesso ai cittadini di controllare, di partecipare ed esprimersi in modo diretto, immediato. Politica senza mediazioni come se non avessimo una storia dietro le spalle. Tutto si risolve tra leader e cittadini e viceversa. Salvini, che ha ereditato l'ultimo partito, ha nascosto la pur recente storia della Lega, e cerca al Sud consensi proponendo un solo marchio della destra, se stesso. Possiamo concludere che oggi alcuni leader sono senza partito e senza società e i cittadini sono senza partiti e senza leader, in tv i leader non fanno ascolti ma sono inseguiti da tutti i creatori di palinsesti. I partiti non ci sono più, la politica non c'è più, però abbiamo tutti gli italiani davanti alla tv ad aspettare il loro improbabile ritorno.