1. ago, 2017

Liberalizzare? Si certo ..le professioni degli altri.

Le liberalizzazioni sono state un tentativo dei vari governi di liberare la società e il mercato imprigionati da una catena di vincoli burocratici, ma anche togliere le resistenze interne alla società e al mercato stessi. Si è provato a <liberare> la concorrenza nei settori trasporti e sanità, volevano rendere concorrenziale l'attività dei tassisti, dei farmacisti e dei laboratori sanitari, poi a seguire degli avvocati, dei notai, un nobile tentativo restato tale. Bersani nel 2006 fece approvare una manciata di provvedimenti che incontrarono l'opposizione immediata di tassisti, farmacisti ecc. Poi la storia si ripeté con i governi successivi. C'è, a mio avviso, un errore di fondo: nessun governo o maggioranza può illudersi di risolvere il problema <<per decreto>>, occorre che un governo stabile attui una campagna informativa massiccia, tale da avere, dalla sua parte, la stragrande maggioranza del paese. Non solo informativa ma anche  pubblicitaria, con il fine di creare opinione e quel retroterra che possa mettere a tacere le corporazioni a rischio violenza. Avendo trascurato il problema per decenni, quelle categorie sono di natura forti, coese e intoccabili democraticamente. Perché in Italia siamo tutti per una società aperta e del merito, ma solo quando si tratta degli altri, ma molto meno quando tocca noi stessi, della nostra famiglia, dei nostri parenti. Perché siamo tutti tassisti, avvocati, farmacisti, commercianti, psicologi, fattorini dei trasporti, consulenti, commercialisti, giornalisti. Siamo disposti e decisi a liberalizzare il lavoro altrui, la professione altrui, ma guai se toccano la nostra!!