12. apr, 2017

La cittadinanza? Un dilemma!

Da qualche lustro si parla di cittadinanza. Concetto che definisce l'accesso ai diritti e doveri di una comunità nazionale. Gli stati sono incalzati dalla globalizzazione e dallo spostamento di fascie umane migranti. Incombe la <sovranità nazionale>, la cittadinanza viene ad occupare lo spazio dei media, proprio a causa delle migliaia di persone che ogni giorni scavalcano muri, confini, attraversano mari e continenti per fuggire da guerre privazioni, povertà dilaganti. Chi sono oggi i cittadini? Gli italiani, quelli arrivati anni orsono da altri continenti, quelli di etnie diverse nati da noi, figli di italiani come figli di stranieri? E mentre gli stati spendono sulla costruzione europea di che cittadinanza parliamo italiana o europea? Insomma cittadinanza è dilemma attualissimo e vero. Alcuni parlamentari che si autodefiniscono "militanti dei diritti" del cittadino, soprattutto pentastellati invocano un "reddito di cittadinanza". Un reddito minimo da garantire a tutti. Prima di tutto agli esclusi dal lavoro, ai precari e alle componenti marginali della società, perché se non hai un reddito adeguato, non hai status ovvero, non sei un cittadino, non esisti. Del resto in almeno la metà delle famiglie italiane c'è chi non ha un lavoro e per questo il reddito di cittadinanza è divenuto un concetto politico su cui costruire il consenso elettorale. La cittadinanza è in forte discussione, è una questione aperta, incombente sui calendari politici ma noi non comprendiamo di quale Stato siamo cittadini e nemmeno in quale Stato. Staremo a vedere.