8. dic, 2016

Le nuove parole nei dibattiti pubblici e l'incombenza dei fatti.

Presi come siamo a parlare di muri e migranti siamo giunti ad un vero nuovo lessico, nuove ricorrenti parole che tratteggiano il nuovo, l’incombente, parole che appunto <danno senso> a ciò che incombe.  Percepiamo tutti l’incombenza, fatti che minacciano di sopraffarci. E le parole sono ricostituente e senza di esse restiamo disarmati in ciò che ci accade. Oggi discutiamo di confini, di frontiere e nuovi imput sono necessari per evitare l’erigere di altri muri, per definire la nostra identità che cambia, come cambia il nostro rapporto con gli altri e come cambia il concetto di alterità, tanto caro a noi liberisti e anche il rapporto con noi stessi che vediamo mutare giornalmente. Questo nuovo lessico dovrebbe servire anche a <revisionare> parole obsolete, che assumono via via un nuovo significato. Parole che oggi assumono un senso nuovo e questo significato in mutazione oggi è molto più importante di ieri in virtù delle paure che ci assediano e vediamo come noi adulti o anziani le percepiamo più potenti dei giovani. Le paure che ci assediano sono molte, vecchie e nuove nel contempo, alimentate da attori sociali e politici. Sappiamo bene come le paure generano consenso anche a chi non lo merita o è pericoloso. Generano anche dissenso non sempre ben riposto. Ma quando le paure vengono definite, individuate, hanno un volto preciso, allora diventano meno sfuggenti, fanno meno paura e le controlliamo meglio. La insicurezza viene prodotta ed alimentata da <registi della paura>. Pensiamo alla parola democrazia o meglio alle <democrazie>, mai come oggi esse sono messe in discussione. Democrazia diretta contro democrazia rappresentativa, in nome della democrazia la rappresentativa non è più vista tale, vediamo l’infinito dibattito sulla riforma della legge elettorale che è per principio il primo cardine della democrazia rappresentativa. La verità è che oggi vengono messe in discussione le parole chiave su cui si fonda lo Stato moderno.