16. nov, 2016

La cultura d’impresa, nella melassa dei media nazionali.

Sbandierata come vento rivoluzionario, la conclamata superiorità della conoscenza e soprattutto della competenza dei privati, sa di bufala autoritaria. Chiamiamola <post democratica> o come volete il senso della <Res Pubblica> è la forza accomunante che oggi viene a mancare ed è anche all’origine delle ruberie politiche e di Stato. Privato è bello, nobile, alto. Stima e rispetto del bene pubblico, il significato di diritto del lavoratore, il concetto di ente pubblico e il significato di <servizio pubblico> sono demoni moderni, anzi accantonamenti culturali fin qui senza sostituti degni. Come viene pompata la faccenda? Ma certamente dal Sole 24 Ore, dalle testate tutte uguali da Repubblica al Corriere, alla Stampa di Torino e immancabili, dalle marchette della Rai. Ecco in prima serata, come sono belli e affascinanti e grandi uomini i nostri imprenditori/padroni, preti, che vestono i panni del padre di tutti, con narrazioni di mirabilie, vicende umane tenere e benefattrici, melassa della più amalgamata e cosa importa se oramai nessuno ha un contratto di lavoro tutelato. Al lavoratore ci pensa, la bontà del titolare dell’impresa, la <più evoluta del mondo>, la più impresa famiglia che possa esistere. E la Rai, oramai <ex servizio pubblico di stato>, con i soldi dei cittadini crea i santi che vuole. Li crea proprio sulla pelle e fessaggine di chi paga il canone e guarda.