9. nov, 2016

Noi figli di una grande storia della libertà, stiamo vivendo l’adolescenza del vivere liberi.

La libertà è qualcosa di grandioso, di cui dobbiamo essere orgogliosi, fieri, è un bene immenso. I nostri padri e nonni, o nostri progenitori, quelli che erano schiavi, quelli che vivevano nella povertà, quelli oppressi politicamente, quelli che subivano le angherie del potente di turno, sognavano un mondo di benessere economico, di libertà politica, di pluralismo culturale, si immaginavano che sarebbe stato un paradiso e quale pensiero più bello di questo poteva popolare i loro sogni? In un mondo di liberi come siamo noi, il pensiero della libertà deve essere un luogo protetto, rispettato, custodito perché quello che noi pensiamo a proposito della libertà, alla fine è ciò che ci guida nei nostri comportamenti. In questi ultimi trent’anni l’immaginario della libertà è stato uno: tu sei te stesso, devi essere te stesso, sei volontà di potenza, sei un individuo, devi stare bene. Abbiamo prodotto un mondo che sembra essere l’immaginario di un adolescente, noi stiamo vivendo l’adolescenza della libertà. Ora, vedendo come tanti nostri contemporanei non sono affatto liberi, che esistono palesi carenze di libertà, che spesso le libertà di molti portano con se un grandissimo potere distruttivo, ecco le nostre paure. E’ possibile, che ancora una volta come la storia ci insegna, che una mattina qualcuno si alzerà e dirà: «avete visto che caos ad essere liberi? Riduciamo dunque la libertà». Ai nostri tempi la questione non è ridurre la libertà, o attendere che il libertinaggio distrugga tutto, ma provare a criticare il concetto di libertà imperante. Correggere le forme scellerate di libertà, desiderare e sognare libertà possibili e sostenibili, declinare in modo diverso le libertà dannose per il mondo. Su questo argomento dovrebbe essere costruita l’azione politica futura, questo è il tema centrale su cui dibattere e individuare nuove strade che sostengano la nostra libertà.