27. ott, 2016

La morale potrà contenere questa spinta di libertà.

Oggi sembra impossibile che l’etica possa contenere queste esigenze di libertà individuali. Basta osservare la natura incontenibile della tecnologia e delle biotecnologie. Uno degli effetti dovuti al circuito potenza-volontà di potenza è il considerare legittimo tutto quello che si può fare, noi pensiamo che quello che si può fare non deve essere in alcun modo vietato. Se la politica mette qualche divieto, nel tentativo di innalzare la beceraggine sociale, ecco l’accusa di illiberalità. Quello che noi abbiamo sempre chiamato etica consisteva, nella pratica, che anche se era una cosa alla nostra portata e fattibile, un gruppo dominante aggregato o riconosciuto elemento di valore collettivo, poteva mettere un divieto netto e questo divieto era rispettato dai più. L’idea che scaturisce dalla nostra volontà di potenza è che se una cosa è alla nostra portata, nessuno potrà vietarcela, è lecita in quanto fattibile. La possibilità di realizzare rende etico di quello che realizzerò, senza discussione alcuna. Chi vuole impedirmi qualcosa è un osceno moralista. Tuttavia questo istinto di libertà ha prodotto in occidente un notevole e diffuso benessere. Benessere che negli ultimi trent’anni ha provocato spostamenti tali da produrre molti super ricchi ancora più ricchi e tantissimi poveri in più, in barba all’aumento decantato dai media del prodotto interno lordo. Non ci sono conflitti sociali per il fatto che l’informazione monocorde (tutte le testate giornalistiche sembrano uguali), ma le disuguaglianze fanno rabbrividire, la ricchezza è veramente in mano di pochissimi individui perfettamente organizzati nell’osanna generale del neoliberismo.