19. set, 2016

Lo sganciamento, la voragine tra economia e società e la nostra «volontà di potenza»

In questo allontanamento tra economia e società è chiaro che la crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008, pone la questione di trovare nuove modalità attraverso cui ristabilire una relazione tra la società (divenuta più ampia, globalizzata, mondiale) e l’organizzazione economica. In molti stanno cercando di capire come può essere rifondata una relazione del tutto scomparsa, tra meccanismi economici autoreferenziali, autonomi, spesso impermeabili, e i popoli che da una parte sono contenti dell’attuale benessere esistente, e dall’altra lasciano irrisolte questioni che il mondo produttivo avversa o disconosce. Quale legame logico hanno queste due componenti? Da una parte il sessantotto (decido io per me stesso) (sarò più libero se avrò più possibilità di esserlo). Sul piano sociale agiscono queste due forze (sinistra e destra) e nel frattempo sul piano strutturale assistiamo ad una grandiosa riorganizzazione produttiva che spinge la politica economica a scardinare quel poco di politica keynesiana rimasta e che aveva dominato dal dopoguerra. Siamo lontani dal risolvere questa ambiguità che genera melessere sociale, inquietudine, voglia di cambiare ma non posso, disattenzione ecologica, menefreghismo razziale e così via. Cerchiamo di capire partendo dal fatto che nella seconda metà del novecento, abbiamo definitivamente capito che siamo volontà di potenza e abbiamo reso questa esperienza una realtà popolare, estesa a tutti unitamente alla diffusione del benessere materiale. Abbiamo stabilizzato la democrazia, abbiamo costruito dei mondi con un discreto pluralismo culturale e dalle due fortissime spinte del sessantotto ecco che constatiamo un «diritto al godimento» che, scavalcando la questione destra e sinistra, è divenuto diritto di massa.