15. set, 2016

Se l’uomo dei <tanti profili> è inquieto e spaventato, occorre rispolverare saggezza e moderazione

Sotto la spinta occidentale, il mondo ha assunto un modello prometeico, attivista, di dominio, di conquista del potere sulla natura e questo dominio esclude ogni forma di saggezza. Il problema dell’essere uomini, il problema della morte e della vita viene occultato dall’agitazione nella quale ci muoviamo, il deperimento delle antiche solidarietà e cresciuto con lo sviluppo costante dell’individualismo. L’individualismo possiede una faccia brillante e chiara che si identifica con libertà, autonomie, responsabilità, e una faccia oscura che genera egoismo, solitudine e angoscia. Si individua un malessere non solo in coloro che hanno scarsi beni materiali, ma anche un malessere di coloro che ne godono. Da qui un simultaneo bisogno se non di saggezza almeno di sfuggire alla superficialità, alla frivolezza, all’inutilità, alle intossicazioni consumistiche, al potere del denaro. C’è bisogno di una relazione serena tra corpo spirito e testa. C’è bisogno di saggezza e spirito critico. Dove trovare saggezza nella società attuale? Quella saggezza che i greci identificavano con la follia? Possiamo domandarci se mangiare sano, vivere in modo sano, non assumere rischi, non superare mai la dose prescritta è vita ragionevole o vita senza vivere? La vita non è vita senza un minimo di imprevedibilità, di dispendio, di gratuità, di sragione. <L’uomo è quell’animale folle, la cui follia ha inventato la ragione>, non ricordo chi lo ha detto ma certo, centra il bersaglio.