4. set, 2016

Chi è veramente l'uomo fuori dall'etica delle convenienze?

Heidegger lo dice chiaramente:

Anzi non dice, l’uomo esiste perché mangia, dorme, pensa o ha una fede religiosa, ma esiste come <abitante> ed <abitare> vuol dire <coltivare e custodire il campo>. Siamo nel 1951, in una celebre conferenza (costruire, abitare, pensare). Perché questo è importante? Prima di tutto occorre ricordare che il concetto di abitare proposto dal filosofo tedesco, rinvia con chiarezza ad un passo della Genesi (dio creò l’uomo e lo pose nel giardino o eden) e soprattutto gli confeziona addosso il senso di uomo <costruttore> (in quanto animale) e <custode> (vocazione propria dell’uomo). L’uomo quindi come creativo coadiutore di una costruzione. Fuori dalle religioni, deve essere inteso come custode di qualcosa di cui non è autore, e il senso più profondo è proprio questo l’uomo custode in un concetto di alterità (non è un costruttore) che esprime la profondità e il giusto senso di <abitare>. Ora ribaltando, precisiamo: abitando l’uomo cosa deve custodire? Una risposta è l’essere stesso e di conseguenza l’esistenza, la vita ecc., l’uomo non solo impiega altri viventi per la sua vita ma ha anche la responsabilità degli altri viventi, deve prendersi cura di altre vite, deve quindi preoccuparsi di tutto ciò che è vivente e di tutto quello che concorre alle vite di tutti. Per Heidegger <abitare> vuole dire aver cura. Non solo custodire ma anche far emergere «altre» vite, in altre parole ci si può prendere cura solo dell’altro, dell’alterità dell’altro, e quando c’è cura l’alterità è già presente. L’attenzione e la cura verso l’altro coincide con l’apertura stessa della scena umana. L’uomo nasce con il senso del coltivare. L’uomo è un privilegiato un essere favorito, sugli altri esseri,  tutto il resto rappresenta l’immagine di una razionalità, di un’affettività, di un senso estetico della tendenza alla giustizia del genere umano, cioè di tutti quegli elementi che distinguono l’uomo da ogni altro essere vivente. L’uomo non è una marionetta nelle mani di un Dio vendicativo e punitivo ma un essere capace di incidere, modificare, far crescere tutto l’esistente. Capace di prendere ogni tipo di iniziativa, l’uomo non è uno spettatore come il credente cristiano ma in parte regista  attore protagonista di tutto l’esistente.