I nostri tempi: che pianeta lasceremo ai nostri figli e quali figli lasceremo alla terra

23. ott, 2017

Che cosa è mai questo fantasma che si aggira in Europa? Qualcuno, mi pare un illustre francese di Algeri, in parole povere dice: <<quel che ci piace è popolare, quello che ci sta sui "maroni" è populista>>. Tutti sono populisti meno colui che li addita. Bene quindi, come si evince, è una "non risposta", per dire che è difficile definire cos'è il populismo di cui sentiamo frequentemente. Il populismo è però l'arcione dove monta ogni giorno la destra europea e son tanti, ungheresi, austriaci, tedeschi, inglesi, cecoslovacchi, anti-europeisti da sud a nord e da est a ovest. Tutti contro l'Europa dei burocrati e delle monete. Vediamo chi sono nei rispettivi paesi: Front national in Francia, Ukip in Inghilterra, i seguaci di Orban in Ungheria, la Lega di Zaia e quella di Salvini ma anche i pentastellati di Grillo che sono contrari all'Unione europea. Anche qui il grande protagonista italiano del populismo è Silvio Berlusconi, credo che sia lui a riassumere tutti i connotati del populismo. Il popolo, soprattutto quello italiano, ha bisogno di un capo che gli elenchi i suoi nemici o i nomi di coloro che fanno "soffrire" il popolo. Cosa fa soffrire gli italiani di questi tempi? L'Europa, gli immigrati, i profughi, i marocchini, i romeni, i romani di Testaccio, quelli di Tor Pignattara che mangiano coda alla vaccinara, i politici, i giornalisti, i blogger senza regole, i banchieri, i bancari oramai inutili, gli impiegati statali, comunali e qualche volta anche i preti di colore. L'elenco e' lungo, diventa difficile per il popolo dire chi sia populista, e soprattutto capire chi non lo è!!! Da quanto sopra, io che faccio parte del popolo, vorrei prendere l'iniziativa di metterlo in guardia dalla moltitudine di "suggeritori" interessati a indicare quali siano i suoi nemici. Io non mi fido affatto dei suggeritori di professione (sempre con sorriso ammiccante sui social e in tv) che indicano il nemico ai popoli, senza mai indicare uno straccio di rimedio per non "fabbricare" dal nulla nemici. Il popolo dovrebbe ragionare di testa sua e capire quali sono i "suggeritori nemici" e se non lo fa, vuol dire che aspetta che qualcuno gli tolga la fatica di pensare e state tranquilli che in tanti proveranno a far riposare le teste degli italiani, prima con buone maniere, poi arriveranno quelle forti insieme ai volti, non più sorridenti, dei veri mortali nemici di sempre.

14. ott, 2017

Fu Reagan ad inaugurare l'era del leader attore. L'avvento della televisione ha imposto ai politici di diventare attori. D'Alema nei primi anni Novanta frequentò la scuola di recitazione romana per 4 anni, fu lì che imparò i tempi giusti della recitazione per sostenere argomenti che ancora oggi irritano la stragrande maggioranza degli italiani. I politici non divennero attori-politici, ma solo attori, ovvero "dico" un contenuto che non ha senso se non per avere attenzione in quel momento, il giorno dopo tutto diimenticato. In seguito con l'arrivo di Berlusconi e la sua "discesa in campo" in pochi mesi portò alla sparizione di ogni confine tra tra politica, spettacolo e finalmente fu gossip. Questo modo di far politica divenne un modello che fu assunto subito in altri paesi europei la Francia ebbe in Sarkozy il suo Berlusckozy, come lo "appellavano" i giornalisti francesi de Le Monde. Oggi questa figura è obsoleta, scalzata da attori/politici allevati in Rai e soprattutto da altri media. Grillo blogger professionista, Renzi che parla in tv mentre twitta e l'ex separatista Salvini partecipa a quiz in tv, si fa fotografare con modelle ed è presente sulle copertine quasi quanto il san Francesco argentino. Ed ecco infine le ministre, che sono dappertutto e se un neonato piange più del solito, appena partorito, la ministra della sanità mette in giro su fb una foto di lei che salva il neonato. Tutto quello che abbiamo citato non è niente rispetto a quello che avviene nei talk. Essi sono un "crocevia" dove si incontrano: cantanti, cuochi, calciatori, criminali, criminilogi (più dannosi dei criminali), sociologi infelici, attori, politici, consumatori che entrano nella Coop perché sono comunisti e in Esselunga perché sono fascisti, insieme a questi ecco imprenditori, avvocati, professionisti di ogni genere. Tutte le distanze tra persone e ruoli vengono annientate, tutto diventa spettacolo e gli italiani spettatori, completamente fuori di testa, si alzano la mattina per correre dietro qualcosa per vivere, oppure, se hanno da mangiare assicurato, corrono dietro il nulla perché sperano in una vita futura bellissima. Dimenticano l'oggi, non pensano al presente, ovvero vivono come  morti che corrono, seguendo i consigli del clero, e meno male che ci sono loro.

8. ott, 2017

La piazza è il centro della vita pubblica. Il luogo dove si chiacchiera, si incontrano persone, è il posto occupato dalla bancarelle, dove guardano le altane e dove troviamo i palazzi del potere civile e religioso. Ci si va per mobilitare i sostenitori, per sollecitare consensi e controbattere i dissensi. Ci si va prima delle lezioni e dopo il voto, nelle campagne elettorali e per allargare la propria influenza poltica. Ognuno ha la sua piazza. I sindacati avevano p.za San Giovanni a Roma, poi occupata da Grillo, insomma se cambia l'aria della piazza cambia anche quella politica. L'unico partito che è cresciuto negli ultimi anni, i 5 stelle è anche l'unico che possiede un ex uomo di spettacolo che, guarda caso, sa parlare alle piazze. Beppe Grillo è un uomo che è riuscito a portare un milione di persone proprio in p.za San Giovanni a Roma, non nel nome della politica ma del populismo. Se osserviamo bene queste mobilitazioni di piazza sono prive di progetto politico, ma ottengono pesantissimi consensi nel segno dell'antipolitica. Nessun progetto politico, quindi, nessun consenso costruttivo ma tensione critica verso chi governa e contro le istituzioni del paese. Il comizio in piazza era un contatto pericoloso e diretto con chi ti contestava, oggi si fanno sondaggi e si contano i "mi piace" o i "follower". Nel 1948 Nenni dopo la sconfitta alle urne disse: <piazze piene urne vuote> ma qui ci resta il dubbio: è possibile riempire le urne svuotando le piazze? Sembra che la piazza sia troppo faticosa e pericolosa, è meglio trasferire tutto sulla rete, in tv e sui media. E' meglio anche non fare progetti politici che attraggono le ire di sinistra o destra, si può comodamente governare sparlando del presente senza mai fare una proposta politica sensata e che tragga di impaccio il paese.

28. set, 2017

Ogni giorno una paura diversa. Le paure accompagnano la nostra vita e le nostre giornate. La paura dei disastri naturali, del territorio che si ribella, dei terremoti, delle alluvioni, delle bombe coreane più crudeli delle iraniane e delle americane, dei palazzi costruiti risparmiando che cadono a pezzi, la paura del Meteo che fa restare in casa anche quando non è necessario. Le agenzie di informazione online giocano con titoli ad ingigantire le nostre paure <l'uragano Irma devastante> e terribile verso la Florida dove sono costrette a scappare dalle proprie case una quantità di cittadini pari agli abitanti di Roma. Pensate a cosa accadrebbe se i romani dovessero lasciare la città in 24 ore, non oso pensarlo. Mentre Irma avanzava sotto la curiosità e finta preoccupazione di noi italiani che ci sentiamo amorevolmente protetti dal Mediterraneo, ecco che un temporale a Livorno uccide quasi quanto l'uragano ai Caraibi. I titoli cambiano ma la paura della gente avanza impetuosa. Altre paure incombono. Gli immigrati fanno paura, l'Isis fa paura, l'epidemie africane ci terrorizzano. La globalizzazione, la crisi economica, i crimini comuni ci mettono in angoscia. L'insicurezza nasce dalla paura che produce sempre più paura, la paura e fra noi. Coltiviamo la paura, sicuramente come uno spettacolo di successo, gli spettatori non mancano mai ed ecco che i delitti commessi in famiglia, nei paesini, e nelle città, aprono le pagine dei giornali, dei telegiornali, delle pagine web e sui social si scatena la santa certezza del giustizialismo. Assassini e vittime diventano il cast più seguito nei salotti, nelle inchieste e ci fanno compagnia nelle sere piovose. Le storie di criminali, carabinieri eroi e degli immancabili preti campioni di umanità fasulla, diventano soggetto di canali tematici nelle tv satellitari. La paura, come spettacolo in diretta e in differita fa audience certa. Non sapremmo più vivere senza la quotidiana dose di paura.

18. set, 2017

Proviamo a trovarli mettendo insieme alcune considerazioni. Un tempo essi fornivano valori, classe dirigente, servizi, socialità, erano ovunque ed erano tutto. Erano nella società, nello Stato, nella cultura, nella vita quotidiana. I partiti erano cresciuti con la potenza della spinta post bellica e dei valori democratici della resistenza. Poi sono arrivati uno dietro l'altro Craxi e Berlusconi, gli "sviluppatori"  della televisione commerciale, protagonosta indiscusso Silvio Berlusconi alias Cavaliere di Arcore. E i partiti si sono ridotti a persone, i leader, i soggetti che bucano lo schermo, individui consigliati da esperti di marketing e di pubblica opinione. Poi a causa di rapine organizzate dai partiti, la pubblica opinione si è fatta <bischera> ed ecco che il marketing ha iniziato a <formare> l'opinione degli italiani. Ecco quindi partiti personali senza legami sociali, senza iscritti. Poi è arrivata la Rete che ha permesso ai cittadini di controllare, di partecipare ed esprimersi in modo diretto, immediato. Politica senza mediazioni come se non avessimo una storia dietro le spalle. Tutto si risolve tra leader e cittadini e viceversa. Salvini, che ha ereditato l'ultimo partito, ha nascosto la pur recente storia della Lega, e cerca al Sud consensi proponendo un solo marchio della destra, se stesso. Possiamo concludere che oggi alcuni leader sono senza partito e senza società e i cittadini sono senza partiti e senza leader, in tv i leader non fanno ascolti ma sono inseguiti da tutti i creatori di palinsesti. I partiti non ci sono più, la politica non c'è più, però abbiamo tutti gli italiani davanti alla tv ad aspettare il loro improbabile ritorno.