I nostri tempi: che pianeta lasceremo ai nostri figli e quali figli lasceremo alla terra

13. gen, 2018

Non è vero che la facilità delle comunicazioni accresce la capacità di conoscere, o affini la cultura del viaggiatore. Anzi, la velocità e facilità di trasportarsi da un luogo ad un altro, offuscano il valore della sorpresa e viviamo come acquisite le conquiste che un tempo si dovevano lungamente desiderare. Il pellegrinaggio, chiedete ai credenti cristiani, non è tanto nel raggiungere la meta, ma nel raggiungerla con quel tempo e quei modi e quelle compiacenze che consentono di agognarla, e percepire di quel viaggiare, un fine. Oggi, viviamo gli aeroporti che io chiamo "non luoghi", per via che sono tutti uguali, e le città sconosciute appaiono al viaggiatore come quartieri mai visitati della sua stessa città, dove cercheremo nient'altro che il miglior ritorante o il miglior locale alla moda. Il viaggiatore appassionato, mosso dagli orari del vortice di un rigido itinerario, non riesce ad avvicinarsi a quel luogo sconosciuto con un minimo di meraviglia e amore. Gli aeroporti diventano cattedrali, gli alberghi le abbazie, e lo shopping pura conoscenza. Dimentico le foto digitali!! Esse realizzano l'unico patrimonio culturale che resterà di quel viaggio, ahimé effimero. Le foto, sono talmente tante, che nessuno ha voglia di starle a cercare e quando finalmente vengono mostrate, chi le vede si annoia mortalmente son troppe. Presto finiranno nella galassia di file jpg in vertiginoso incremento, per poi perdersi come polvere di stelle.

6. gen, 2018

In questo allontanamento tra economia e società è chiaro che la crisi finanziaria ed economica iniziata nel 2008, pone la questione di trovare nuove modalità attraverso cui ristabilire una relazione tra la società (divenuta più ampia, globalizzata, mondiale) e l’organizzazione economica. In molti stanno cercando di capire come può essere rifondata una relazione del tutto scomparsa, tra meccanismi economici autoreferenziali, autonomi, spesso impermeabili, e i popoli che da una parte sono contenti dell’attuale benessere esistente, e dall’altra lasciano irrisolte questioni che il mondo produttivo avversa o disconosce. Quale legame logico hanno queste due componenti? Da una parte il sessantotto (decido io per me stesso) (sarò più libero se avrò più possibilità di esserlo). Sul piano sociale agiscono queste due forze (sinistra e destra) e nel frattempo sul piano strutturale assistiamo ad una grandiosa riorganizzazione produttiva che spinge la politica economica a scardinare quel poco di politica keynesiana rimasta e che aveva dominato dal dopoguerra. Siamo lontani dal risolvere questa ambiguità che genera melessere sociale, inquietudine, voglia di cambiare ma non posso, disattenzione ecologica, menefreghismo razziale e così via. Cerchiamo di capire partendo dal fatto che nella seconda metà del novecento, abbiamo definitivamente capito che siamo volontà di potenza e abbiamo reso questa esperienza una realtà popolare, estesa a tutti unitamente alla diffusione del benessere materiale. Abbiamo stabilizzato la democrazia, abbiamo costruito dei mondi con un discreto pluralismo culturale e dalle due fortissime spinte del sessantotto ecco che constatiamo un «diritto al godimento» che, scavalcando la questione destra e sinistra, è divenuto diritto di massa.

28. dic, 2017

Sotto la spinta occidentale, il mondo ha assunto un modello prometeico, attivista, di dominio, di conquista del potere sulla natura e questo dominio esclude ogni forma di saggezza. Il problema dell’essere uomini, il problema della morte e della vita viene occultato dall’agitazione nella quale ci muoviamo, il deperimento delle antiche solidarietà e cresciuto con lo sviluppo costante dell’individualismo. L’individualismo possiede una faccia brillante e chiara che si identifica con libertà, autonomie, responsabilità, e una faccia oscura che genera egoismo, solitudine e angoscia. Si individua un malessere non solo in coloro che hanno scarsi beni materiali, ma anche un malessere di coloro che ne godono. Da qui un simultaneo bisogno se non di saggezza almeno di sfuggire alla superficialità, alla frivolezza, all’inutilità, alle intossicazioni consumistiche, al potere del denaro. C’è bisogno di una relazione serena tra corpo spirito e testa. C’è bisogno di saggezza e spirito critico. Dove trovare saggezza nella società attuale? Quella saggezza che i greci identificavano con la follia? Possiamo domandarci se mangiare sano, vivere in modo sano, non assumere rischi, non superare mai la dose prescritta è vita ragionevole o vita senza vivere? La vita non è vita senza un minimo di imprevedibilità, di dispendio, di gratuità, di sragione. <L’uomo è quell’animale folle, la cui follia ha inventato la ragione>, non ricordo chi lo ha detto ma certo, centra il bersaglio.

18. dic, 2017

Questa crisi ci lascia poveri, inquieti e viviamo in vecchie e nuove incertezze.

Dobbiamo constatare che, mentre nei trent’anni precedenti, avevamo un elemento, il mondo anglosassone, che conduceva gli approcci e definiva le regole del sistema internazionale, per tutta una serie di ragioni ora ci troviamo in un mondo multipolare, in cui ci sono ancora gli Anglosassoni, ma anche l’Europa che fa prove di esistenza, c’è una Cina che fa impressione, ci sono India e Sud America che sparano cartucce anche loro e ancora la Russia che sta in mezzo, ancora una volta, e non si capisce da che parte vuole incidere ed è un’incertezza di brutti presagi. Proviamo a pensare che gli Usa sono indebitati con la Cina, che i cinesi gestiscono il tasso di cambio a loro vantaggio e questo genera sconforto sulla questione potenza e volontà di potenza. «facciamo regole internazionali» £ci vogliono regole al mercato finanziario» lo dicono tutti, ma perché non si fanno? Perché mettere una regola vuol dire che «questa cosa non si farà». Una regola si regge perché qualcuno è in grado di farla rispettare o quantomeno ci prova. Nessun capo di governo può mettere una regola contro il suo elettorato che è proteso verso un nuovo benessere ed è il motivo per cui ha votato quel capo di governo. Nessuno può decidere nulla in quanto la politica (diga) ha, dietro di sé come la pressione, di tonnellate di acqua, e stenta ad evitare una catastrofe. Nessuno è in grado di contrattare con i propri elettori dicendo: <cari americani o italiani o cinesi, dobbiamo stare un po’ peggio noi per far star meglio i francesi o gli africani o i turchi> Quale politico è in grado di reggere queste pressioni? Altra domanda: chi paga chi sostiene il costo di queste regole? Vedremo nei prossimi post.

11. dic, 2017

Se l'uomo vero è <l'abitante/custode> del pianeta e, non quello schedato dai tanti profili mediatici né quello <bersaglio> dei professionisti del marketing, l'economia dei bisogni indotti e spesso inutili, fila diritta per suo conto come un treno senza freni. Essa in una direzione e la società dei desideri veri in un'altra.

In questo sganciamento tra l’economia e la società, è chiaro che la crisi finanziaria nel 2008 pone la questione di trovare nuove modalità attraverso cui ristabilire una relazione tra la società (naturalmente divenuta ampia, mondiale o globale) e l’organizzazione economica. Si cerca di capire come possiamo rifondare una relazione, che non esiste più, tra meccanismi economici «autoreferenziali» e società globale che è contenta di veder migliorare il proprio benessere materiale, ma in forte pensiero per tante questioni che i meccanismi economici non risolvono né tentano di risolvere. Se da una parte abbiamo il cambiamento culturale del sessantotto con le due posizioni «io sono regolatore di me stesso» e «sono libero se ho tante possibilità di esserlo» (meglio descritto qui ne il «ruolo del sessantotto del 26 luglio scorso) Queste due posizioni culturali potenti generano nel contempo, sul piano strutturale, una riorganizzazione della politica economica, che scardina tutti gli schemi Keynesiani che imperavano dal dopoguerra. Possiamo aggiungere a queste considerazioni un altro fatto importantissimo la caduta del muro di Berlino, che nei tempi della guerra fredda era come il limite o argine, che genera ancora sontuosi cambiamenti. In quel momento distrutta l’alternativa che il comunismo aveva rappresentato l’illusione che il mondo migliorasse svanisce presto. Passano pochi anni ancora, ed ecco che l’attacco alle torri gemelle sancisce definitivamente che le cose nel mondo sono ancora assai complicate e nel pieno di nuove paure ed incertezze di vari generi eccoci alla crisi finanziaria del 2008. questa crisi è un’inversione di marcia delle democrazie? Siamo difronte alla fine dello spirito del dopoguerra? E’ un giro di boa della spinta illuminista? Cosa ci lascia questa crisi profonda? Per adesso tanta insicurezza, tanta instabilità, aumento della povertà, delle migrazioni, aumento dei pericoli planetari con un'economia devastante che non concede accordi ecologici stabili e significativi. Una terra che subisce la pericolosità degli uomini, una terra visibilmente degradata, sono fatti reali che sommati ad altre precarietà ataviche della condizione umana porta con se inquietitudini ed incertezze gravi che al momento nessuno riesce ad affrontare.