I nostri tempi: che pianeta lasceremo ai nostri figli e quali figli lasceremo alla terra

11. feb, 2019

Tutte le volte che ho imparato qualcosa sul mondo e sulla gente che lo abita, ero in mezzo a tante persone sconosciute. Tutte le volte che ho imparato qualcosa sulla vita e su me stesso, invece, ero solo. Quindi vedo e apprendo dopo aver prodotto un distacco. Devo essere lontano dalle persone che voglio felici, lontano dalle loro opinioni e ancora, lontano da ogni abitudine, dalle mie giornate, dagli schemi delineati. Lontano dall'immagine che ho di me stesso, dai disturbatori quotidiani, dalle voci conosciute. E' così che trovo il silenzio e una maggiore comprensione. Comprensione? Si, dell'uomo, dei suoi idoli, della sua superstizione, della sua fragilità, del suo modo di amare indotto, apppreso per emulazione. Comprensione di me stesso, della mia ansia di apprendere, amare, proteggere le persone care, amare e proteggere me stesso. Tutte le volte che i tentacoli del mio pensiero si distendono io sono lontano. Solo una fortissima passione mi tiene vicino. E' quasi sempre, una donna amorevole, un figlio che cresce, un'individualità che vuole essere se stessa. Già la donna, bipede pensante complesso. Essa va presa per mano e aiutata a conoscersi, a esporsi, a dispiegarsi, ad abbellirsi, a realizzarsi come femmina, è così che diventa capacità di fare e potenza creativa inesauribile. Quando una donna si realizza ha impeto, occorre imparare a stargli vicino, e  tutto è possibile. Lei, paziente tessitrice di progetti di vita, diventerà coinvolgente, ammaliante e condurrà in quel mondo armonico, fatto di bellezza e fantasia che, per noi maschi ragionanti da lontano, è quasi sempre irraggiungibile.

25. gen, 2019

Il Veneto, si sa, è soprattutto “schei” e crocifissi. Questo sacerdote del veneziano, che si lamenta della scarsa affluenza nella sua chiesa, non smentisce la natura degli abitanti del dinamico Nord-Est. L’idea di come ripopolare la sua chiesa è quantomeno geniale. Il messaggio preciso e tagliente: <<Venite a messa ..non attendete che vi ci portino>>. Esortazione abbinata alla foto di una bara portata a spalla. Il prete, intervistato da un giornale locale, dopo le critiche si dice soddisfatto della sua iniziativa provocatoria, a suo avviso utile a far vibrare di fede i suoi fedeli più pigri e, aggiungo io, a rimpinguare la cassa parrocchiale. Noi, qui, preferiamo non fare ulteriori commenti lasciamo agli altri. Ci limitiamo solo ad allegare un'immagine del manifesto destinato ai tanti credenti ricchi di Schei.

16. gen, 2019

L'ideologia del progresso, che concepisce l'uomo, padrone e domatore della natura, un uomo che avanza inevitabilmente nel miglioramento del mondo, e della crescita economica, è vecchio di almeno due secoli, ma essa non si adatta affatto al ventunesimo secolo. L'ideologia dominante pone la crescita economica come desiderabile, necessaria e indispensabile, come fosse una legge naturale. Tutti cresciamo, tutto cresce, ma oggi la crescita, come intesa dagli economisti governanti, non vuol dire miglioramento della vita degli uomini, anzi è esattamente il contrario. Nello stesso tempo il pensiero dominante invoca la natura umana, la volontà di espansione del singolo, per giustificare l'inevitabile bisogno di profitto. Noi, invece,  siamo convinti che la natura umana non si limiti alla sola funzione conomica e abbia molte facce. Siamo ciò che si sviluppa in noi stessi e siamo, anche quello che facciamo per la qualità della nostra vita. E' imprtantissimo sviluppare intelligenza, creatività, una buona predisposizione verso gli altri, una predisposizione verso i cambiamenti di necessità, verso una vera cultura del singolo individuo e della comunità in genere. In ogni caso, poiché la crescita econiomica si basa siul consumo di energia fossile, l'imminente esaurimento di quest'ultima, previsto nei prossimi decenni, metterà fine a questo andamento secolare. Quindi l'urgenza di ripensare le cose oltre l'ideologia della crescita. E' ovvio che in un sistema come così radicato, la crescita negativa significa recessione e le conseguenze nella vita quotidiana sarebbero pesantissime, e tanti perderebbero i mezzi per soddisfare i propri bisogni. Chi, oggi è a favore al cambiamento, non promuove certo la recessione, ma cerca di arrivare a un cambiamento "programmato" visto che cambiamento ci sarà in ogni caso, quindi cerchiamo tutti di creare le condizioni affinché l'assenza di sviluppo non diventi un pericoloso problema sociale di massa. L'obiettivo è prepararci, all'interno di una giustizia sociale, alle sfide dei limiti fisici del nostro pianeta.

14. gen, 2019

Senza alcun senso critico e senza amore per se stessi, viviamo in una ragnatela di dipendenze e i dispositivi tecnologici non esistono "da soli" ma coinvolgono intere attività stratificate, sottostanti. Internet e computer dovevano eliminare o quantomeno diminuire il consumo della carta, ma in raltà è accaduto che tutti abbiamo stampanti collegate ai pc, continuando a distruggere materie prime e produciamo tonnellate di computer obsoleti che sono rifiuti tossici. Siamo coscenti di questo ma nello stesso tempo ci viene presentata l'automobile come la "libertà" di movimento, come piacere di guidare, come un simbolo di successo, ma questo modo di spostarsi comporta chilometri di asfalto, deturpazione del paesaggio, produce rumore, costringe a pianificazioni urbane complicate, scatena guerre per energia che consuma, produce morti per incidenti tra veicoli e per ponti che crollano. Diventiamo completamente dipendenti dalla tecnologia, spesso incapaci di capire come funziona e incapaci di vivere senza di essa. Le innovazioni tecnologiche sono costosissime, ma le amiamo senza poterne fare a meno. Questi "strumenti" macchine, non sono oggetti neutri che possiamo usare come crediamo o in base ai nostri principi o alla nostra intelligenza, il loro uso ci inscrive, ci innserisce, in un vasto sistema di vincoli. Ci associa a sistemi proprietari coercetivi e vessatori (app), e tutto questo ci trasforma. Modifica la nostra relazione con il tempo, con lo spazio, con il calendario, con il clima, e soprattutto modifica i rapporti con i nostri simili. La tecnologia sta trasformando la nostra visione del mondo e i nostri stessi principi, e queste modifiche non sembrano piacerci per nulla, non ci migliorano, ci isolano. Ci facilitano contatti a distanza che pian piano escludono contatti fisici, erotici e famigliari, rendendoci tristi e solitari. Nonostante questa infelice percezione eccoci tutti a smanettare vita ridotta senza più poter fare a meno dei nostri strumenti elettronici.

11. gen, 2019

Un'altra strada apparentemente confortante è quella di credere che la tecnologia fornirà soluzioni alle preoccupazioni. Auto elettrica, decontaminazione, organismi geneticamente modificati, biogas ed etanolo, ecc. Queste "soluzioni" non sono prive di conseguenze. La produzione di etanolo, per esempio, richiede una grande quantità di terreni agricoli dedicati alla monocoltura del mais, devastando la biodiversità e portando all'uso intensivo di pesticidi e fertilizzanti chimici che modificano il suolo e inquinano l'acqua. Viviamo in un mondo che spinge il progresso e l'innovazione tecnologica, propone se stessa come panacea dei suoi mali. Assistiamo infatti alla tecnologia medica avanzata, impensabile al di fuori del quadro di una società industrializzata, che può, o tenta, di curare i tumori che essa causa con l'inquinamento generato dall'industrializzazione. Dobbiamo constatare quindi, che l'ideologia del progresso, che va di pari passo con quella della crescita, causa più danni di quanti ne possa riparare. Vediamo anche come la frenesia dell'innovazione accorcia il ciclo di vita degli oggetti, la cui obsolescenza è pianificata. Chiunque desideri riparare un dispositivo deve "castrare" l fascino del nuovo modello e trovare, quando è ancora possibile, parti e riparatore qualificato. Ad esempio, l'acquisto di un nuovo tostapane è più economico del riparare quello che abbiamo. Ben presto, gli oggetti si trovano nelle discariche, dopo aver prodotto l'arricchimento di poche persone che li fabbricano. Questo è il vero spreco di risorse, consumo di energia e produzione di inquinamento. Questi fenomeni sono legittimati dall'imperativo della crescita, anche se lo sfruttamento delle risorse naturali genera conflitti mortali e la gestione dei rifiuti costa somme astronomiche.