I nostri tempi: che pianeta lasceremo ai nostri figli e quali figli lasceremo alla terra

21. ago, 2017

C'era il Nord. Correva lungo l'asse lombardo-veneto, fra Milano e Trieste, le capitali della finanza e quelle della piccola impresa. Il Nord era rappresentato bene dalla Lega, da Berlusconi, da Illy e da Cacciari. Il Nord produttivo che paga tante tasse e Roma "ladrona" e il Sud assistito dallo Stato. Il Nord contro la corruzione politica e contro la politica corrotta. Il Nord federalista contro Roma e lo Stato centralista. Questo Nord è scomparso. La lega cerca spazio come partito nazionale della destra, cerca aggregazioni a Roma e tutto il Sud, Berlusconi lotta contro la vecchiaia sia personale che politca e i sindaci del Nord-Est fanno fatica a governare anche questioni bancarie, sono alle prese con problemi economici locali e anche con scarsità di risorse. Il Nord non può, oggi, rivendicare neanche la <questione morale> perché scosso da inchieste varie e fallimenti bancari. Esso non può denunciare una questione del Nord per cambiare il paese, esso si è eclissato. Scomparso, trasferito ancora più a nord. Come i nostri giovani migliori si è trasferito oltre confine, il nostro Nord è andato nel nord dell'Europa, e l'Italia è oramai solo un Sud.

11. ago, 2017

Difficile fare politica senza barriere. Nel dopoguerra avevamo il Muro di Berlino che in Italia divideva comunisti da democristiani, comunisti da anticomunisti. Gli anticomunisti sempre al governo e i comunisti stabili all'opposizione. Qualcuno ha tentato di abbattere il muro tra comunisti e anticomunisti, prima del tempo ed è stato trovato morto dentro un bagagliaio di un'auto. Nel fragore della caduta del su citato muro avvenuta nel 1992 spunta il Berlusconi che costruisce subito un nuovo muro che dividerà la società italiana per ventanni in due mondi opposti e inconciliabili. Berlusconiani e anti-berlusconiani, o meglio, berlusconiani e comunisti. Chi non stava dalla parte di Berlusconi, non poteva non essere un comunista. Il comunismo conquista notorietà e importanza proprio dopo la caduta del Muro di Berlino, mai è esistito un problema dell'essere comunisti come ai tempi dell'uomo di Arcore. Cade anche il muro berlusconiamo e arrivano siepi e <muretti> i quali facilmente aggirabili consentono di governare anche contro la volontà espressa dalle elezioni. Nascono governi dove il premier legifera con antagonisti delle elezioni che lo hanno eletto e contro colleghi di partito. Firmano patti sulle riforme istituzionali, aggirano la Costituzione, disorientano e tartassano categorie ampie di cittadini che, per sopravvivere, sono alla perenne ricerca di nuovi muri: l'articolo 18 anche se superato, la difesa della Costituzione, la difesa dei propri interessi di parte infischiandosene se andranno a ledere gli interessi di tutto il paese. Per avere nuovi muri occorrono fondamenta profonde e poiché nessuno vuole lavorare per buone fondamenta, restiamo senza muri e fra poco anche senza tetto e senza una casa ..tutto sta andando in malora.

1. ago, 2017

Le liberalizzazioni sono state un tentativo dei vari governi di liberare la società e il mercato imprigionati da una catena di vincoli burocratici, ma anche togliere le resistenze interne alla società e al mercato stessi. Si è provato a <liberare> la concorrenza nei settori trasporti e sanità, volevano rendere concorrenziale l'attività dei tassisti, dei farmacisti e dei laboratori sanitari, poi a seguire degli avvocati, dei notai, un nobile tentativo restato tale. Bersani nel 2006 fece approvare una manciata di provvedimenti che incontrarono l'opposizione immediata di tassisti, farmacisti ecc. Poi la storia si ripeté con i governi successivi. C'è, a mio avviso, un errore di fondo: nessun governo o maggioranza può illudersi di risolvere il problema <<per decreto>>, occorre che un governo stabile attui una campagna informativa massiccia, tale da avere, dalla sua parte, la stragrande maggioranza del paese. Non solo informativa ma anche  pubblicitaria, con il fine di creare opinione e quel retroterra che possa mettere a tacere le corporazioni a rischio violenza. Avendo trascurato il problema per decenni, quelle categorie sono di natura forti, coese e intoccabili democraticamente. Perché in Italia siamo tutti per una società aperta e del merito, ma solo quando si tratta degli altri, ma molto meno quando tocca noi stessi, della nostra famiglia, dei nostri parenti. Perché siamo tutti tassisti, avvocati, farmacisti, commercianti, psicologi, fattorini dei trasporti, consulenti, commercialisti, giornalisti. Siamo disposti e decisi a liberalizzare il lavoro altrui, la professione altrui, ma guai se toccano la nostra!!

24. lug, 2017

I vantaggi:

Sarete temuti e rispettati; libertà privata totale; ampie possibilità per il futuro; viaggi e feste in comitiva; nessuna perdita se il sistema è duraturo e la partecipazione latita; guadagno anche in caso di insuccesso; colloquio con i giovani; ammirazione del ceto borghese; ampie facilitazioni sessuali; rapida carriera; possibilità di protesta ma non necessaria; firma sui manifesti; impunità in caso di delitti politici e d’opinione; se sei lungimirante, anche un alone di martirio.

16. lug, 2017

Sono passati venti anni da tangentopoli ma abbiamo la percezione che siamo sempre entro quegli accaduti, non ne siamo mai usciti. Anzi la sfiducia dei cittadini verso le istituzioni è restata intatta ed è li che i partiti di destra oggi così di moda hanno tratto un grande consenso, i partiti dell'antipolitica. Metà degli italiani oggi credono che la corruzione dopo tangentopoli sia autmentata ed hanno pienamente ragione. La classe dirigente italiana è figlia della classe dirigente che ha ereditato i comportamenti del ventennio fascista, e del dopoguerra democristiano/fascista dove il privilegio e il famigliarismo sanguigno, l'essere superiore agli altri era credo e necessità. Questa cultura si è insediata inamovibile anche con i figli e nipoti dei dirigenti di quel periodo, essi hanno trovato nel popolo delle raccomandazioni, nel popolo dell'affarismo riservato ad amici di famiglia, ed agli amici degli amici di abitudini imbarazzanti per ogni democrazia, la giusta causa per essere fedeli alla destra storica. Quelli di sinistra, invece, hanno ribattuto, per non sentirsi da meno con i posti riservati al sindacato,al partito socialista, al pci ecc. Tutto questo ha premiato chi non studiava e tritato chi, sgobbato per vent'anni nelle università, si è visto sorpassare nei posti nei posti chiave delle istituzioni da beffardi raccomandati ed ignoranti. Da qui è nata e cresciuta la classe dirigente italiana attuale. La cultura di governo, premiante chi è fedele al leader, unita alla mediocrità del cristianesimo che si associa con chi gli garantisce potere e immunità, hanno gettato le basi culturali che generano comportamenti imbarazzanti per senso di uguaglianza e giustizia in tutta la classe dirigente italiana. Il trenta percento degli italiani è convinto che non ci sia differenza tra destra e sinistra in quanto a ruberie. La destra lo fa per convinzione di poterlo fare in quanto classe dominante, e la sinistra lo fa non appena pensa, di essere anche lei, potere perdurante, entrambi i contendenti sono figli della stessa cultura di cui abbiamo detto sopra. Gli scandali, si ripetono dovunque, sia dove governano  politici di professione, sia dove, improvvisandosi, governano quelli nel nome dell'antipolitica. Alla Roma ladrona, rispondono  i furbi della Lega Nord lombarda o della Venezia Giulia, rispondono i capetti toscani della MPS e della Cattolica veneta. I politici italiani governano pensando che il bene pubblico sia intascabile facile se protetti da leggi e preghiere. Oggi al posto degli italiani migliori, nei posti chiave dell'amministrazione, della giustizia, e di tutti gli apparati pubbici fondamentali, ci troviamo individui che invece di studiare, hanno lauree prese a Tirana o comprate da atenei compiacenti. Ecco chi sono i ladri moderni, che come quelli antichi, hanno fatto diventare legalità e politica quasi inconciliabili con la nostra democrazia. Le conseguenze? Gravissime. I cittadini sempre più lontani dalla politica, le istituzioni che garantiscomo legalità sono sempre più presenti in essa. In questo modo sta crescendo una democrazia della sfiducia, una democrazia sorvegliata, dove la magistratura ha assunto quasi un ruolo politico, dove i partiti crescono come non partiti e lontani dalla gente, in altre parole stiamo assistendo alla fine della politica e lo stato della nostra democrazia è preoccupante.