I nostri tempi: che pianeta lasceremo ai nostri figli e quali figli lasceremo alla terra

4. apr, 2019

Per essere esempi di vita, non basta comunicare con le sole parole, ma chi ci ascolta ha due percezioni quella dei significati di ciò che diciamo e quella dei moti del nostro corpo, della nostra fisicità in generale. Trasmettiamo esperienze culturali ma soprattutto le nostre vibrazioni intense. Un bimbo che ci vede reagire scompostamente a un danno, non accetta il nostro minimizzare a parole per essere rassicurato, ma legge la nostra reazione immediata. Se esprimiamo spavento per un fatto accidentale il bimbo avrà paura di quel fatto e continuerà a temerlo. In noi, nel nostro corpo, c'è molta saggezza, esso sa che morirà percepisce il mondo, lo sente, e noi dobbiamo abbandonare il potere delle parole a vantaggio della nostra percezione fisica, è qui che comprendiamo i limiti del linguaggio. Quando vediamo una persona cara molto malata, capiamo l'inutilità delle parole, non ci viene nulla di significativo da dire. Le parole diventano imprecise, perdiamo la voglia di pensare, è il nostro  corpo che invece sente la gravità di quel momento. Esso ha una percezione che sfugge al linguaggio, percepiamo qualcosa dove le parole, pur se abilmente individuate, non hanno senso. Ricordo con grande piacere un film dove una bambina che aveva perso la madre, istintivamente evitava di pensarci, non piangeva ma soffriva terribilmente e il padre, che sentiva la sua sofferenza, in perfetto silenzio gli stava sempre accanto per consolarla e aiutarla a superare l'inevitabile arrivo della disperazione. Gli era vicino con il solo linguaggio del corpo, l'unico possibile, seduto vicino a lei senza sfiorarla, non una parola che usciva. Un padre o una madre insegna con l'esempio anche involontario. Una sollecitazione sentimentale coinvolgente, un'umanità imprevista, ci sorprende come esperienza intensa e mai imparata ripetendola. Queste esperienze non sono meccanismi della mente che memorizza questo o quello, che replica questo o quello, sono esperienze che viviamo lasciandoci contaminare, che ci cambiano nel profondo. Ogni uomo o donna sono maestri di vita senza volerlo. Si insegna con l'esempio. Tutto questo ci affascina perché ci fa riscoprire la saggezza, ci porta a una conoscenza che è esperienza fisica e stile di vita. Per chi ha consapevolezza di questa umanità, dare buon esempio, essere sereni difronte a vibrazioni forti, ci rende integri, liberi, riferimento per chi ci conosce in un mondo fatto di forze ostili che tentano di schiavizzare tutti.

28. mar, 2019

Ecco i protagonisti:

I pastori sardi che rovesciano latte in strada.
Gli antagonisti (portano avanti istanze anticapitaliste, territoriali, anarchiche ecc.).
Gli antispecisti filone maggiore (non esiste supremazia dell'umano sul "non umano" e nessuna gerarchia in base a razza, genere, stato sociale e specie).
Gli antispecisti filone minore (legano la questione animale all'anticapitalismo, antirazzismo, ecolgismo ecc.
Gli "addetti" della politica.
Perché i pastori sardi hanno protestato rovesciando il latte nelle strade? Accade che il consumo del latte è diminuito e il prezzo è sceso a 60 centesimi troppo poco per vivere. Il latte viene pressoché usato per produrre pecorino e il pecorino sia negli Usa che in Europa è consumato in maniera decrescente per svariati fattori. Torniamo agli accaduti: gli antagonisti hanno appoggiato i pastori contro le speculazioni del capitalismo, Salvini ha detto che la colpa è dei vegani che non consumano prodotti animali, e gli antispecisti invece hanno ribadito che non si dovrebbero difendere i pastori in quanto loro stessi sfruttatori delle vere produttrici di latte, le pecore. Pur condividendo questo approccio antispecista della non supremazia dell'umano sul non umano, resta tuttavia da afferrare una differenza non marginale che da una parte persegue la liberazione animale e dall'altra la liberazione di animali e umani da ogni forma di schiavitù. Premesso questo dobbiamo constatare che presso gli ambienti antagonisti, e per il neoiliberismo, l'antispecismo viene considerato marginale, irrilevante, un vezzo da anime sensibili, o addirittura dannoso. Anche per i politici è dannoso crea un ulteriore problema sociale e di governabilità. Tutti dimenticano che il problema centrale resta la crisi economica per mancata crescita è la sovrapproduzione del latte, che appunto abbassa il prezzo che non è remunerativo per i pastori, tanto è vero che la risposta del governo è stata quella di acquistare le eccedenze di pecorino. Torniamo agli schieramenti di cui sopra. Per capire bene le due posizioni antispeciste occorrerebbe un saggio dedicato, ma senza ombra di dubbio, la prima vede i pastori come soggetti che sfruttano gli altri animali. La seconda, pur restando sempre antispecista, vede i pastori anch'essi sfruttati. Constatiamo alcune debolezze in tutte e due le posizioni, e propendiamo per la seconda. La prima semplifica molto e sembra poco sensibile ai problemi umani. La seconda crede che esistono più assi di potere per cui, su alcuni assi un soggetto è uno sfruttato e su altri diventa uno sfruttatore. Concludiamo pensando che il fattore debole (i pastori), nelle coscienze attuali, sono al centro della visibilità della comunicazione e oscurano ingiustamente tutto il resto, (Davide contro Golia). Quello che, in questa vicenda, i media fanno sembrare secondario è il dogma specista della parità di genere, invece nell'ultimo decennio esso si sta radicando prepotentemente nelle coscienze civili dei paesi più evoluti, alla stessa maniera del problema ecologico del pianeta, a cui è strettamento connesso. Gli ecologisti e gli antispecisti, due forze definibili "protagoniste di necessità", dovranno allearsi contro il neoliberismo che produce gli indebitamenti colossali degli stati occidentali che restano paralizzati dalle spese correnti sempre in crescita, sono pieni di debiti e non investono sul futuro.

21. mar, 2019

Essere solo degli utenti, vuol dire che non ci considerano nemmeno “lavoratori” e questo di per se è già un’offesa. Siamo degli “umani viventi” e quindi, per questo capitalismo siamo solo prodotti, merce. Io vendo a te un miliardo di tuoi probabili clienti e tu vendi a me due miliardi di altri miei probabili clienti, è questa la cosiddetta “pubblicità mirata”. Io intercetto idee e comportamenti di un gruppo di individui su cui tu “politico” puoi costruire una kermesse elettorale mirata e di sicuro successo. Il costo è “non discutibile”. Non voglio entrare nel mondo delle malattie croniche e sul loro decorso, né sull’industria farmaceutica che provvede ad aggiornare i prodotti, per non spaventare nessuno e tantomeno me stesso. Questo capitalismo è oltre le sue fabbriche, è uscito da esse e invaso ogni angolo di società. E’ interessato al nostro aspetto umano non più solo al nostro lavoro, e per combatterlo occorrono nuovi sistemi di azione collettiva, nuovi strumenti di protesta. I lavoratori scioperavano per avere rispetto e salari, noi non abbiamo mezzi per proteggerci. Gli speculatori prosperano utilizzando i nostri dati e la perfetta conoscenza dei nostri sentimenti, ci automatizzano.

15. mar, 2019

Su un post di fine 2018 mi soffermavo su come sarebbe più bella la vita se ognuno di noi lavorasse non più di 4 ore al giorno. Motivai questo pensando ad uno Stato che compiesse investimenti sulla robotica, quindi che risparmiasse agli umani i lavori usuranti e alienanti, dove emergerebbe invece, l'efficentismo delle isole robotizzate. All'inizio il post è passato inosservato per ben presto rimbalzare velocemente sul web con svariate osservazioni e critiche. Uno "schiavo" di quelli che io definisco felici (per merito dei giochi che gli vengono dispensati dal neoliberismo scaltro), osserva: <<L'autore di questo post dovrebbe lavorare 18 ore al giorno affinché non abbia tempo per dare notizie così mendaci, insulse quanto inutili>>. E ancora: <<Si è liberi di lavorare o di non lavorare, e naturalmente la retribuzione essendo basata sulle ore di lavoro, dovrebbe essere dimezzata, giusto quindi metà stipendio>>. E prosegue: <<Poi, quanto burocraticamente costerebbero due operai al posto di uno? Se non volete lavorare non sposatevi, non fate figli, magari cercate di fare il parroco del paese o provate ad entrare nelle forze dell'ordine, lasciare le cose come sono è l'unica soluzione>>. Come si evince, l'ostacolo tra noi e una vita migliore non è solo il neoliberismo assatanato di ricchezza, l'economia egoista o le dittature, ma tutti gli schiavi felici che sono tantissimi e pronti a sbranarsi tra loro per un successo personale, indossando divise e catene sia lavorative che mentali. Come riconosciamo costoro? Abbastanza facilmente. Dal Suv, dalla musica a palla, dalla passione per le armi, (a proposito a Conegliano Veneto in questi giorni c'è la mostra dell'abbigliamento e delle armi da guerra), dalla passione per le azioni militari, per le tecniche d'assalto, per i soldati. Qualcuno li ha fatti sentire importanti, utili per mettere ordine, amano la "preparazione", amano prendersela con chi non è come loro, con gli indisciplinati, e anche con chi studia molto, sovente giocano in grosse comitive a "guerre simulate" con armi per adesso elettroniche e non mortali, affittando terreni in Sardegna e anche in altre regioni, si esercitano in azioni belliche, sono pericolosi per se stessi ma soprattutto per gli altri a cui non piace essere come loro.

8. mar, 2019

Dividere gli uomini per fasce di età sembra una logica da terapia di massa, ma qui è utile. Un'innovazione è tale quando un'idea di un uomo crea un'interesse collettivo, un fenomeno allargato a fasce ampie di individui. Ma non accade quasi mai che chi ha prodotto quell'idea ne sia felice. Quando compri un mobile hai semplicemente fatto un acquisto, ma se quel mobile lo disegni tu per il tipo di utlizzo che hai sempre pensato, fai costruire il primo esemplare e ti accorgi che piace, ecco che quel mobile lo acquista molta gente e chi l'ho ha pensato dovrebbe gioire per questo, e invece non è così. A molti sarà capitato, nella vita di incontrare una donna che piace così tanto che viene voglia di nasconderla agli occhi degli altri. Creare una forma nuova, un oggetto, creare un valore come funzione di utilizzo, è paragonabile all'incontro con la bellezza femminile. Quella realizzazione produce gelosia, vuoi tenerla solo per te e farla vedere a chi lo merita. Ho conosciuto individui che hanno prodotto innovazione in tanti campi diversi, nella meccanica, nell'automazione, nella logistica, nella robotica, altri che si sono distinti in azioni, comportamenti, attenzione alle persone che hanno cambiato il modo di vivere, di vivere in coppia, di vivere in gruppi, hanno cambiato il modo di amare, hanno amato tanto, hanno cambiato l'educazione dei figli, ma pochissimi sono coloro che hanno innovato ogni cosa a cui si sono avvicinati. Quest'ultimi "privilegiati" li riconosci non da giovani. Per fare tutte queste cose gli sono serviti tanti anni e oggi, oltre i sessantacinque anni con la loro lunga storia di creatività, singolarità, diversità, cambiamenti, eccoli turbati che si annoiano molto, gli sembra che tutto sia stato inutile. Gli altri, quelli che gli sembravano strani, quelli del così fanno tutti, quelli che imitavano gli attori degli spot in tv, quelli che erano la massa, oggi continuano a fare cose incomprensibili, e loro si rattristano, si isolano, ma continuano a pensare al nuovo pur iniziando a diffidare delle proprie pulsioni che sono le stesse degli anni giovanili, anzi peggiorate. Pensare cose utili e a volte troppo serie, sembra di fare sempre la stessa cosa, ovvero fare  oggetti reiterati, noiosi e poco divertenti. Ecco che allora, con gli anni che aumentano, i pensieri si spostano in argomenti più leggeri, meno consueti, ma più a rischio critica. Con il percepire l'età che incalza, diventa tutto più veloce, si ha fretta di fare, di respirare più vita possibile. Con la tanta esperienza, i figli grandi, le libertà vissute e il giudizio più complice di chi ci conosce bene, viene voglia di divertimento. Ecco allora che ci vengono idee in queste direzioni, attrezzature per il gioco, altre per il piacere, altre per l'eccitazione e le novità sono tante. Non è un caso che i media si interessano di questo, raccontano di un ultrasessantenne che ha pensato a un vibratore con telecomando da tenere in tasca e azionarlo mentre si prende un te in compagnia, di un altro che ha realizzato una poltrona da "deliziosa tortura" (parole sue), di tanti che studiano specchi prismatici per nascondere le rughe ed alcune curve umane che potrebbero precludere la gran voglia di sesso di tutti. Insomma tanta fantasia, pochissimi selfie e ancor meno web. A queste cose, troppo nuove, ci penseranno molto più tardi, quando si annoieranno ancora di più.