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28. mag, 2019

...continuazione:

Il vecchio femminismo non comprese questo divenire donna, anzi lo considerò come l'ennesima convocazione ad un processo di subordinazione di genere, ossia del maschilismo. Attualmente non ci sono più segnali in questo senso e alcune illustri signore (Braidotti e Haraway) si sono interrogate sul significato di <<disfare il genere>>, ovvero, quando Deleuze afferma che <<anche le donne dovranno imparare a divenire donne>> intende che occorre distruggere la fedele appartenenza di genere, costruita nel tempo, e andare oltre. Perché così importante il divenire donne? Perché, come dice Donna Haraway, ha a che vedere con la minorità. Nel grande lavoro di Deleuze e Guattari una delle cose più affascinanti è nel loro annuncio di questa razza bastarda, minoritaria, anarchica, ribelle, nomade che irrompe contro le strutture omologanti, maschiliste che si affermano come figure di potere. Di dominio. Questa idea di minorità. del divenire minoritario, non è chiamarsi ai margini, ma una delle tante forze minori possibili. Lo dimostra Guattari con il concetto delle "mute". Le mute si formano uscendo dalla gerarchia di gruppo, e diventano potenti in quanto non puntano alla ricostruzione di altre gerarchie o di un altro centro di potere. Esse si muovono in senso rizomatico (sono azioni pure, non soggetti che agiscono) diventano un divenire minoritario ma potentissimo. Questo divenire minoritario, dice Deleuze, è un crescere politico, un progetto politico, che ha dalla sua parte la dimensione creativa. Una dimensione creativa che ci dice che quello che troviamo sul pianeta già c'è e non possiamo che adeguarci, ma possiamo "creare quello che manca" compiere degli atti di creazione. Continua...

27. mag, 2019

Ci inoltriamo su questo tema, introducendo il concetto deleuziano di "divenire donna" nell'intento di mettere in luce e capire questi processi che, grazie al dirompere neoliberista, investono lavoro e vita, menti e corpo, natura umana ed extra umana, conscio ed inconscio. Il fine è di ripensare noi stessi, creare un nuovo paradigma tecnologico che investa pianeta, uomini e animali per rideterminarli in una nuova chiave di lettura, in un nuovo valore. Cosa c'entra ciò con il divenire donna? C'entra perché il rapporto tra femminismo e l'ecologia non è affatto scontato. L'ecologia corre il rischio di essere solo una parola abusata che nasconde strade e percorsi molto diversi. Anche qui ci rifacciamo a Deleuze e in particolare al suo Mille piani ed al concetto di minorità. Esso va rivisto nell'idea deleuziana di completa rottura della "logica binaria" ovvero fuori dagli standard del maschio e femmina. Perché entrare in questo concetto, perché entra di prepotenza nella trasformazione della filosofia e del pensiero critico, dalla crisi del pensiero di Nietzsche legato al post hegheliano. (consentite questo riferimento come scontato per ragioni di rapidità). Quindi gli attuali pensatori di riferimento diventano Foucault, Deleuze, Guattari e Derrida. Questo quadro di pensiero è senz'altro molto francese, e tutto questo ci fa dire che occorre ripartire da Nietzsche, scandagliare Foucault, insistere con Deleuze e arrivare a dibattiti più recenti su Donna Haraway e sul femminismo attuale. Il divenire donna non ha più una sola lettura in chiave femminista,  piuttosto ha a che vedere con il divenire in generale, con vari divenire possibili. Divenire donna ma anche divenire animale, divenire bambino, divenire inorganico. Questo è un concetto rilevante, e occorre sottolineare  che il divenire è in movimento perenne, spinto da una forza potente che è il desiderio, ma non il desiderio quanto "mancanza", non compensazione di un'assenza, ma è una forza che agisce su dei concatenamenti. Il rompere con la logica binaria maschio-femmina, o di genere, ci porta a  una spinta in molteplici direzioni, verso grandi aperture.  Continua...

8. mag, 2019

Preso totalmente da una linea immaginaria che lega il pensiero di Nietzsche a Foucault a Deleuze e Guattari, in casa è avvenuto un fatto imprevisto e per me molto curioso. Al piano di sopra ci sono due signori di una certa età a cui ieri l’altro si è aggiunta probabilmente una nipotina allegra e riccioluta, che ha cambiato i rumori di casa e attratto la mia curiosità. Un susseguirsi di piccoli tonfi, di passi a piedi nudi, che si muovevano disordinatamente da una stanza all’altra, mi ha colpito la distinzione con i rumori consueti della casa. Mentre gli adulti tracciavano le solite linee con un chiaro punto di origine e di arrivo, dal frigo ai fornelli, dalla cucina al bagno, allo studiolo o per rispondere al telefono, la bimba, dal punto di vista acustico, realizzava con naturalezza ciò che Deleuze intendeva con il famoso concetto di rizoma. Ovvero una forma di esperienza della realtà che si struttura attraverso uno stadio anarchico, spontaneo, disordinato, a volte caotico in cui noi stabiliamo senza soste un’incalcolabile quantità di connessioni con il mondo. La non prevedibilità dei rumori della bimba, somiglia, per certi versi, a quello che avviene su Facebook, quando qualcuno esprime giudizi su un pezzo musicale o su una poesia: vengono a galla una serie di espressioni con poco nesso ma che rendono bene l’incanto di una canzone. Entrambi le espressioni sembrano punteggiate da un esclamativo, fuori da ogni regola ortografica, e tutte e due le cose rendono bene il concetto del <<divenire animale>> sempre di Deleuze. Forse l’infanzia è uno dei momenti di espressione che più somigliano alla caotica massa dei messaggi attraverso gli strumenti elettronici. Con il passare dei giorni, altre convinzioni, trasmesse dalla lettura di Deleuze, sembravano cucirsi sul comportamento della bimba e al suo procedere dissimile. Mi si è chiarita definitivamente l’idea  sull'imprevedibilità dei nostri pensieri, pensare significa seguire sempre una linea magica. Quando anni addietro iniziai l'esperienza del blog "pensieri rapidi" pensavo, e oggi ne sono convinto, che non è necessario essere competenti, bensì apprendere questo o quello in campi differenti, e integrarlo su personalissime scie semiotiche. Il tempo, che io percepisco come rotatorio, è l’idea deleuziana di essere sempre alla metà di qualcosa, mai all’inizio o alla fine di una linea esistenziale, ma al suo centro. Siamo sempre azione, siamo nel mezzo del cammino o nel mezzo di qualcosa. Sopra: bozzetto per parete in filo.

2. mag, 2019

Ai tempi degli imitatori imitati, dei mi piace e del condividi, Eros è ancora molto potente. Talmente potente da resistere alla fine di ogni individualità, oggi soggetto e oggetto non esistono al di fuori della comunicazione, quindi tutto è comunicazione tutto è soggetto o oggetto. Chiariamo, per necessità, il concetto deleuziano di "rizoma", che risponde perfettamente alla domanda "cosa siamo oggi". Il rizoma non è un punto, non è un oggetto definito, non è localizzabile, ma qualcosa che costantemente si trasforma, avendo nella sua dialettica mutatoria la sua ragione di esistere. Più semplicemente ognuno di noi non è più un soggetto tra tanti soggetti ma siamo la scelta delle dinamiche esistenziali a cui aggiungiamo il caso, ovvero la buona o cattiva sorte. La pubblicità ci fa vedere i comportamenti, ci esorta a questo o a quel comportamento. Esistiamo perché esistono le nostre azioni. Queste azioni hanno una natura libidinale inconscia, le percepiamo come attrazione. Perché Eros in contrapposizione al rizoma? Con Eros la coppia torna soggetto, è fatta di due soggetti che hanno pulsioni consuete, a volte primordiali o non socializzate, la fantasia amorosa è l'insieme di azioni rivolte a quel soggetto, valide solo per quel soggetto. Se diventiamo un rizoma anche nella sessualità, ecco che diventiamo inutili, l'azione diventerebbe fine a se stessa trascurando le caratteristiche di chi stiamo amando. Accantonato Eros, ridiventiamo solo azioni, la casa, il lavoro, il gitante, il pilota, il gatto, i figli, la palestra, il footing, il cane, il marito, la moglie, ecc. rieccoci, appunto come non soggetti, come azioni legate ad altre azioni come concatenamenti meccanici. Viviamo una contraddizione tra contenuto e forma, assumiamo il nostro moto che costituisce la nostra vita. Dimentichiamo facilmente Eros e con lui anche l'empatia per il nostro partner, i nostri sensi non percepiscono più, colui o colei che ci aveva riattivato come soggetti, non viviamo più pensieri e sentimenti che la soggettività ci imponeva. Se siamo ciò che facciamo, diventando azione e imitatori, eccoci mutevoli e iperattivi, con una miriade di piccoli desideri che ci allontanano dal vero desiderio, quello che ci appaga totalmente. Nella coppia, Eros sembra andare per conto suo e non dura a lungo, gli affidiamo troppi compiti onerosi ed alcuni proibitivi: alleggerire il senso di solitudine e gestire i distacchi necessari affinché possiamo ridiventare solo azione.

16. apr, 2019

Da adolescente ero piuttosto a brandelli, quasi un caso limite, per essere sinceri. Ho impiegato diversi anni a cercare di ricomporre i cocci. Avevo subito una catechizzazione feroce e vivevo da scostante la relazione con la mia famiglia, espressione di piccola borghesia di campagna, ma pur sempre piccola borghesia. Con la scusa della politica frequentavo una piccola gang che fu subito resa innocua dalle forze dell'ordine. Poi nacquero altri interessi, la poesia, la pittura, la filosofia e sempre di più la politica. Cambiavo spesso frequentazioni e mi trovavo a mio agio solo con il mondo femminile e a disagio con i linguaggi e comportamenti del maschilismo. L'impegno tra i giovani comunisti, pur se condiviso come idea generale dalla famiglia, era percepito come problema. La visibilità dell'attivismo rappresentava essere frontali verso i compaesani intrisi nelle certezze di un fascismo sempre minaccioso. Ho iniziato a riconnettere i vari pezzi solo intorno alla quarantina, con l'aiuto e con il confronto con personaggi che avevano la pazienza di assumersi le mie dimensioni umane. Avevo già alle spalle un matrimonio finito con l'inizio e un figlio senza limiti di spazio mentale. Oggi posso ricordare con discreta certezza i livelli di fascinazione di allora. Un figlio in rapida crescita, la filosofia, la logica, la matematica, l'automazione, il web, il femminismo e la militanza delle idee. Posso aggiungere orribili sensazioni di angoscia verso sentimenti di perdita esistenziale, l'assenza di tempo, l'assenza di felicità delle donne e il limite che questa apparteneva ai maschi. Poi ci sono stati colpi di fortuna, tanti incontri felici con il mondo femminile, rapporti di lavoro con avanguardie dell'innovazione, idee che si concretizzavano in anticipo sui tempi. L'immersione nelle idee di Deleuze studioso di Nietzsche, l'incontro con Eco enciclopedia vivente, i tempi della scrittura di consumo e la non diffidenza verso la rete. Sul lavoro arriva la realizzazione di sistemi aziendali unici o realizzati per la prima volta. L'insieme delle tecniche, il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche, unite alla robotica, le vedevo come opportunità uniche per gli umani lavoranti. Quello che ho appena descritto è solo il livello di me più apparente, l'altro, meno visibile, è il risultato di una scelta. Una concezione della cultura, un'elusione di quella borghese che implica una sorta di castrazione nei confronti dei sogni più folli dell'infanzia e dell'adolescenza ovvero, di accettare che ci si debba limitare a un solo campo di competenza, per poterla sviluppare al massimo e farla diventare redditizia economicamente. Capisco il rischio di tutto questo molto bene ma, è tutto remoto, non fa per me. Mi è contrario al punto che posso autodefinirmi come specialista della trasversalità, non sono un "moderno" ma un rinascimentale fuori dal tempo. Coltivo elementi inconsci che animano segretamente la mia vita portandomi a specializzazioni assai eterogenee. Continua...