16. lug, 2018

Groviglio quotidiano, la lezione del calcio francese.

Vive la France!!!! I critici degli antipaticissimi francesi devono inchinarsi difronte alla serie di posizionamenti in vetta e di vittorie dell'equipe di calcio d'oltralpe. E' inutile il sarcasmo <<non ha vinto la Francia, ma l'Africa>>. Sbagliatissimo, oltre che offensivo. Il calcio rappresenta bene le qualità umane che si fondono: il gioco, la passione, la strada, la fantasia, la sfida, l'esaltazione ed evaporizzazione dell'avversario, tutte queste cose quando si fondono in <<organizzazione>>, quindi impianti sportivi, stadi, tornei, tecnica di squadra e tattica che è frutto e riassunto della storia e della cultura delle competizioni, ecco che un team assurge all'apoteosi. Nessuno può contrastare queste forze, se ben organizzate. La Francia coniuga ottimamente questi attributi e li porta senza imbarazzo ad una vittoria di insegnamento sportivo, economico e civile. Insegnamento sportivo, in quanto ha ben organizzato una squadra con le migliori forze a prescindere dalle etnie. Grazie a una storia di integrazione razziale quarantennale, nelle scuole e nei vivai giovanili, i ragazzi, pur se di colore, possono esprimersi senza l'angoscia degli sputi degli spettatori, delle pernacchie e delle ovazioni scimmionesche che divertono nei campi italiani. Balotelli in Francia sarebbe stato pluricampione del mondo, crescendo in Italia la sua voglia di giocare è diventata solo rabbia e con la rabbia non si vince nulla. Insegnamento economico, in quanto il team francese ha capitalizzato da 25 anni le forze ben espresse nel territorio nazionale. Insegnamento civile, in quanto gli uomini di colore sono festeggiati, apprezzati, come gli altri e stanno insieme agli altri senza alcuna differenza e apportando qualità. L'appellativo di <<scimmione>> (che viene rivolto a un giocatore, di colore diverso, sui campi italiani), spetta quindi al vecchiume europeo, fatto di anziani, di pochi figli isterici e sterili, di giocanti, di divise sportive alla moda, di badanti di cani e di evanescenze. assenza di allegria, di senso del gioco, di vitalità, di fantasia e di idee. L'ultimo vero grande calciatore italiano fu il grandioso Gigi Riva, un simbolo di capacità calciofila degli anni Settanta, e simbolo di una "cultura dell'oratorio" che ancora dopo 40 anni è l'unica che abbiamo per uccisione di alternative, fascismo e cattolicesimo cercano in questa mummia di perpetuare il loro potere. Lo stesso Gianni Brera, uno dei pochi "paesani" illuminati che sapeva di calcio, a metà degli anni Novanta, profetizzò che il pallone sarebbe diventato africano. E' così evidente che il fenomeno francese anticipa quello africano, in quanto l'Africa sta tardando a strutturare la culla dei talenti, invece la Francia se li trova sempre numerosi nelle scuole, nei doposcuola, e nei tornei giovanili e tutti con le stesse opportunità di emergere. Personalmente, voglio ricordare a italiani e inglesi che il finto buonismo e la carità non producono integrazione razziale. E sempre agli italiani, ricordo che l'odio per i diversi su cui si è costruita la politica attuale non produrrà nessuna avanguardia ma solo arretratezza. Ho assistito a tornei giovanili in Centro Italia, dove le madri (avete letto bene, le madri), dietro le reti dei campi, se il figlio viene driblato, gridano: <<rompigli le gambe>>!!! Chiedete a Balotelli cosa voglio dire, se capisce che non gli siete ostili anche voi, risponderà che se non è andato in galera per eccesso di difesa alle violenze subite da adolescente, è solo un puro caso. Direbbe anche, che per favorire i talenti, bisognerebbe liberare strade e piazze per consentire, a bambini e non, di giocare ovunque, di non stare chiusi in casa, e ai genitori consiglierebbe, di non vedere talento solo nei propri figli, esso può risiedere, per dono della natura, in quelli degli altri.