3. apr, 2018

Groviglio quotidiano, mi manca la città.

Tecnicamente una città può essere definita come un luogo dove una massa di estranei si incontrano, interagiscono,  restano a lungo a stretto contatto, restando comunque sempre degli estranei. Città vuol dire anche "densità" di incontri, di comunicazione, "variabilità" di comunicazione, ricchezza di contenuti. I residenti di una città non sono necessariamente più intelligenti di quelli di paese, ma il poco spazio e la concentrazione di bisogni aumenta l'attenzione al luogo, fa porre domande che altrove nessuno si pone. La città mi manca per la sua "vita liquida", per la possibilità di scegliere la bellezza degli individui, e per l'intensità delle questioni della vita, questioni che altrove, restano ai margini, inutili. Quindi, ecco la mia mancanza di città come culla, come possibilità del bello, come area che produce cultura "costretta".