27. feb, 2018

La disarmonia tra la velocità delle tecniche e la nostra lentezza ad assimilarle.

E’ sotto gli occhi di tutti come ci sia una forte disarmonia tra il progresso delle tecniche e la sua metabolizzazione e ciò genera ansia della rincorsa, per essere alla pari, moderni nel proprio tempo e forse i pessimisti direbbero: <per morire anticipatamente>. Le relazioni affettive sono diventate rapide e le loro interruzioni frequentissime. Anche nella politica i governi non fanno più programmi lungimiranti, ambiziosi, di lungo periodo, il cosiddetto: <ampio respiro> del politichese resta nel cassetto delle buone intenzioni. Domina la risoluzione immediata che alza l’indice di gradimento nei sondaggi. La società dei consumi trionfa ovunque, sono pochi i paesi che si salvano, essa rafforza meccanismi che accrescono il suo imporsi e i risvolti sono imponenti e paurosi. La memoria non costituisce più progetto di pianificazione del presente e nemmeno del futuro, tutto accade per la prima volta come se vivessero generazioni senza storia, conta solo il momento. Sembrano essere inutili ogni utopia di uguaglianza, ogni figura divina, ogni senso di giustizia, e i rapidamente vani tentativi di un vivere epicureo o ritorno alla natura. Nulla di queste cose sembra indirizzarci su una via da seguire o una speranza da coltivare, non ci appaiono elementi equilibranti o rassicuranti per un minimo di armonia del pensiero e del comportamento. Siamo anche esteticamento poco gradevoli, ricurvi sui nostri strumenti elettronici, tutti con occhiali inforcati, e fatica a vedere e ditare su minuti tasti per rispondere a linguaggi scarni, sintetici, con altrettanti gruppi di parole abbreviate senza costrutto armonico. Spesso, noi atei, pensiamo al paradiso dei cristiani, così anelato dai devoti, e proviamo a dargli un po’ di valore positivo quando per alcune menti semplici produce un’esistenza più sensata e meno vuota. (Sappiamo bene quanto ci costa ammetterlo). Le illusioni del pensiero possono essere sapienti ed efficaci farmaci per il cervello, come l’effetto placebo di tante medicine.