1. gen, 2018

L'era analogica e il vivere digitale.

In informatica e in elettronica si intende per analogico un segnale continuo, opposto a discreto. Viene comodo indicare con  <era analogica> il lunghissimo tempo in cui gli uomini hanno comunicato con la parola essendo fisicamente presenti e a brevi distanze. Le parole si susseguono lentamente, il suono di una, si unisce con l’altra, con continuità, proprio come i segnali analogici. La stessa scrittura, pur non implicando la presenza fisica, richiede la lettura di chi riceve una lettera e la lettura, in silenzio o a voce alta, è appunto una continuità di suoni. Oggi  essere analogici vuol dire essere restati indietro. Vuol dire fatica ad essere digitali, fatica a comprendere tempi e modi di una comunicazione digitale, fatica a comprendere il linguaggio dell'informatica, che detta le nuove regole del vivere terrestre. Essere analogici vuol dire essere vecchi, essere out. Interessante sarebbe riuscire ad essere digitali pur restando nel discreto del vivere analogico. Io amo il vivere e il fare tecnico nel mondo digitale, amo, da anima persa, vivere nelle modalità analogiche, un'incoerenza? Si senz'altro, ma potremmo anche parlare di multipersonalità. E' un modo di vivere che mi affascina, cerco di restare agganciato alla velocità dei digitali senza perdere i sapori, le squisitezze e le lentezze del vivere analogico. Velocità, comunicazione breve e veloce, ma attenzione per tutto ciò che è umano, dove le volubilità, le fragilità, le paure, le passioni si evolvono. Capire velocemente quando arriva una passione, scoprire affettuosamente chi è colei che ne è portatrice. Capire quando occorre essere pratici e austeri, o quando perdersi nel mondo infinito della sensualità. Una sensualità che sarà senza dubbio, eternamente analogica.