2. ott, 2017

Le tempeste digitali offuscano la verità.

La società dell’informazione deve fare i conti con nuove questioni e problemi ed è sempre alla ricerca di nuove regole. I diritti d’autore, il diritto del seguito, la questione plagio e il nuovo tipo di finanziamenti destinati all'informazione, sono problemi accresciuti a dismisura. Occorre anche aggiungere il conflitto di interessi. Esiste una vasta commercializzazione di prodotti di mediocre cultura e uno sfruttamento politico ed economico/mediatico delle strutture pubbliche culturali, ma il vero conflitto drammatico è tra le esigenze editoriali e di cassa, e la qualità dell’informazione. Maggiore possibilità di comunicazione, traffico caotico di immagini e video non vuol certo dire qualità o veridicità di quanto ci viene sospinto, con massicce <tempeste digitali>. Sotto gli occhi ci arriva ogni angolo di mondo, attraverso "microviste" talmente soggettive da far risaltare miliardi di esempi di vita diversi e in contrasto tra loro. Il nostro cervello le sfiora appena e sembrano tutte uguali, ma se rallentiamo e lasciamo il giusto tempo alla meditazione dei contenuti ci accorgiamo che ogni sprazzo di vita, come ogni tomo è simile all'altro, mediocre, grossolano, con melasse esistenziali di circostanza. Sul web le agenzie di stampa curano la rassegna delle disgrazie mondiali come una pasticceria mette in vista le torte. Nelle librerie la bruttura diventa prodotto digeribile di massa, come un garage adibito a luogo di festa carnevalizia. Il libro più venduto nella provincia di Lecco è <La vita sessuale di Gabriele Dannunzio>, seguito dai trattati sulla melassa dei falsi miracoli di Medjugorje, ed infine <A parlare fu il cane> di Andrea Vitali, che in Lombardia viene considerato quasi un moderno Manzoni. Che qualcuno ci aiuti.