22. lug, 2017

Il compito dell'economista e l'accantonamento del pensiero lento.

Gli obiettivi e le priorità di una persona possono andare ben oltre gli stretti confini del benessere individuale. E' fortissimo il contrasto tra i grandi successi che alcuni uomini possono raggiungere e le esistenze povere e limitate che tantissimi esseri umani finiscono per vivere. In generale le potenzialità di noi esseri umani, di condurre buona vita, di essere discretamente liberi, sono molto più grandi di quanto riusciamo concretamente a realizzare. L'economista ha il compito di indirizzare la sua scienza nel ridurre gli ostacoli che di fatto impediscono di esprimere le nostre potenzialità. In molti provano ad affermare che se tutti lavorassero per il proprio pane e lo stretto necessario, i nostri bisogni sarebbero minimi e ci sarebbe abbastanza cibo per tutti e tempo per godersi la vita. Però l'economia è cinica, mossa dal denaro e si occupa di denaro e di chi può diventare ricco. I ricchi muovono l'economia e la controllano ed essa produce ricchezza ed altri ricchi, alcuni che lo erano dalla nascita diventano ulteriormente benestanti, e chi invece è nato povero, tranne rarissime eccezioni, resterà sempre più in miseria. Lo spostamento della ricchezza può essere paragonato ad una coperta unica che non copre tutti, se qualcuno la tira forte da un lato ecco che dall'altra parte arriva la fame, il freddo e povertà in generale. Sovente gli economisti compiono errori grossolani che producono più povertà di quanto era prevedibile, più ingiustizie verso folti gruppi di individui, e questi errori devono anche essere giustificati e resi accettabili dalle masse, affinché esse possano <comprendere>, senza troppo protestare, manovre economiche cosidette <correttive> che comunque sono sangue e dolore diffusi. I capitalisti e politici, dai primi fatti eleggere, hanno bisogno di un'ammissione biologica di superiorità di alcuni (a dir vero pochi) a scapito degli altri (tanti). A sentir loro chi smuove e domina l'economia deve <necessariamente> essere un dominante che sottomette tutti gli altri, in altre parole, usando termini chiari, la conclusione è che i più forti si procurano ricchezza a danno dei più deboli. Viviamo in tempi dove si viene spinti a pensare rapido, ma tipica del pensiero lento, è la facoltà di soppesare fatti, ricordi, associazioni di idee, al fine di sviluppare quel superamento degli istinti dove troverebbe spazio la solidarietà, l'altruismo e la moderazione del proprio ego. Oggi il mercato sembra accantonare il pensiero lento a favore del pensiero rapido, così affine alle esigenze del tutto e subito e dello smisurato egoismo. Chi gode del privilegio dovuto al ruolo di poter decidere della qualità di vita di tanta gente, ecco che trasforma questo potere sugli altri in un teatrino dell'espansione di se stesso, ed anche un individuo, sempre stato <normale>, appena raggiunto un se pur piccolo palcoscenico, si comporta come se fosse colto da un vero e proprio delirio di onnipotenza. Fa tantissimi danni a tutti quelli che, per qualche ragione necessaria o contingente, da lui dipendono.