2. mag, 2017

Il consumismo sfrutta la plasticità del cervello, ci automatizza.

Il successo della società dei consumi ha determinato il passaggio dai metodi politici coercitivi a quelli della seduzione e persuasione. Il controllo dei mezzi di comunicazione è fondamentale. I messaggi commerciali alla tv, sui giornali, sulla rete, oltre che numerosissimi sono diventati anche attraenti, molto più curati delle stesse trasmissioni o programmi o servizi. Un riflesso condizionato non è semplice da interrompere e l'unica maniera per arginarlo è introdurne un altro. Un prodotto nuovo fa decadere la vendita degli altri simili e mette in evidenza la incapacità di valutare la ragionevolezza delle nostre scelte. Se avessi conoscenza più idonea direi che il consumismo sfrutta la plasticità del cervello, ovvero tende a rendere automatici alcuni circuiti cerebrali. In questo caso la plasticità gioca un ruolo autolesionista e antiriduttivo da rendere la spinta a comprare irreversibile. Proseguendo in ambiti di ancora incerta conoscenza, potremmo dire che essendo nei bambini, rispetto ad adulti e vecchi, la plasticità molto più elevata, essi sono più sensibili al desiderio di avere, acquistare. Al contrario è difficile per un anziano cambiare abitudini per cui dover guidare una vettura nuova non lo entusiasma ma gli crea un problema serio. I circuiti cerebrali, in un anziano, sono diventati rigidi ed è difficile cambiarne le connessioni o la funzione. Il pensiero è discussione, confronto tra aree cerebrali, e quindi è del pensiero lento ed è questa la razionalità contraria al consumo. Potrebbe accadere che i giapponesi per mangiare il riso, abbandonino l'eleganza dei bastoncini a favore delle più pratiche forchette. L'eleganza, il gusto, il piacere dell'effimero, il bon ton, il vivere con eleganza, che sono state e in parte, ancora sono l'arte del vivere della Vecchia Europa, lasceranno il posto a gesti e piaceri tutti uguali e globalizzati, dove creatività e fantasia non avranno alcun ruolo né posto.