17. feb, 2017

La velocità di oggi è proporzionale all’oblio che essa produce.

La globalizzazione certamente ha prodotto, e sempre produrrà, non solo desideri e comportamenti comuni, ma anche interessi culturali comuni, un linguaggio consueto spesso artificiale e privo di fantasia, creatività, espressività che sono appunto caratteristiche non individuali, insomma i “polli d’allevamento” dell’indimenticabile Gaber. Pensiamo, ad esempio, alla tendenza universalmente diffusa di un certo genere cinematografico in cui domina l’azione, la violenza: si tratta di un tipo di linguaggio semplificato, aggressivo caratterizzato dall’immagine di un’arma impugnata e puntata in avanti con ambo le mani. Ciò diventa comune e automaticamente accettato senza riserve. Dal punto di vista del sistema nervoso la funzione si sposta su quei circuiti che sono, per evoluzione e struttura, adibiti alle risposte rapide automatiche. Lo stimolo determina rapidamente una risposta che, per quanto complessa, segue le leggi del riflesso e determina una scelta, un comportamento o addirittura una risposta emotiva. Lo stesso di quando i nostri avi vedevano all’improvviso un animale feroce attraversare  la strada. Nel mondo globale dei consumisti questi  cambiamenti del sistema nervoso sono ovviamente simili in tutti i soggetti coinvolti e danno luogo a un cervello globalizzato ovvero, dove tutti hanno subito, strutturalmente e funzionalmente le medesime mutazioni, e questo li renderà dominanti i pochi esemplari non consumatori rimasti. Si potrebbe arrivare così, al paradosso che la globalizzazione, ultimo traguardo della civiltà, potrebbe produrre un’involuzione cerebrale, in questo senso operano e quindi rappresentano un pericolo anche i dogmatismi religiosi o politici, in quanto escludono di fatto la perdita di tempo di un’esperienza meditata. Il religioso non può cambiare idea anche se ne vede l’assurdità e anche il politico non può farlo perché non sarebbe o non suonerebbe lineare, quindi attraente per l’elettore. In altre parole un’involuzione continua dell’utilizzo del pensiero lento potrebbe determinare mutazioni alla struttura cerebrale che potrebbero facilitare lo sviluppo di credi religiosi e credi politici.