20. dic, 2016

Il pensare rapido e la voglia di comprare.

Il desiderio dell’acquisto del nuovo <la novità>, non è generato dal pensiero lento della riflessione sull’utilità dell’oggetto, ma da quello rapidissimo della moda.  Su questo tema  il nostro pensiero va ad Einstein: <due cose sono infinite, l’universo e la stupidità, e non sono così sicuro della prima>. Zola Emile già nel 1882 ironizzava su questa insorgente mania, per allora limitata alle signore francesi, dove al <paradiso delle signore> l’imperativo dei gestori era «vendere, vendere per far felici le signore». Da quanto tempo noi sentiamo: «oggi sono stanca e giù di corda, vado a fare shopping per tirarmi un po’ su», sia nei colloqui tra amiche sia tra quelli di coppia. Il consumismo diventa aspirazione, quasi un dovere per apparire piuttosto che essere, sicuramente è più semplice apparire che essere. Comprare è, per il cittadino globalizzato, la sua primordiale realizzazione, quella più semplice, quella del così fan tutti, quella del suo decoro visibile, quella che compensa tutte le altre sue realizzazioni mancate. I valori vengono messi da parte non perché non siano validi, ma sono semplicemente non rilevanti. In altre parole i valori non sono più valori. Alla bulimia dei consumi si è associata una gravissima anoressia di idee, di fantasia, di attenzione all’eros, di attenzione agli altri, e di tutti quei comportamenti ritenuti etici e civili. Il pensare rapido, che per suo essere, non guarda né al passato né al futuro, non perde tempo con essi, non riflette e mette questi argomenti a quando <avrà tempo>, a quando non c’è di meglio da fare, a quando non si può fare shopping, per questo i centri commerciali sono sempre aperti, hanno compreso che tutti vogliono evitare di pensare al passato e futuro che sono argomenti ritenuti castranti il presente e tali da mettere in pericolo il facile divertimento del presente.