15. nov, 2016

La strategia del mercato pilota una formazione che alleva «geni» tecnici ma per nulla critici.

E così evidente che il mondo, inteso come la maggior parte degli abitanti, è guidato da due principi, diciamo «filosofici» moderni che hanno la caratteristica di essere globali e complementari: uno è il mercato e l’altro che lo sorregge è il totem del Pil. L’economia ha teorizzato che il vero sviluppo sta nell’aumento della ricchezza misurato dall’aumento del Pil, dato che questo, quasi per naturale conseguenza, genererebbe un «sottoprodotto» che comprenderebbe ricchezza intellettuale e civiltà. Per raggiungere questo obiettivo l’economia prescrive un metodo, quasi un protocollo, che consiste nell’esaltare il mercato e i vantaggi che derivano dalla vendita di prodotti che producono utili indipendentemente dal loro valore. E’ una strategia infelice e senza pietà, calpesta il pianeta, i valori, la cultura, i diritti, le democrazie, l’uguaglianza, pur di raggiungere l’agognato aumento del Pil. La tecnologia è necessaria alleata del progetto economico che contribuisce a produrre l’oggetto per il mercato, a produrlo in maniera competitiva, al minor costo che porta anche implicito nel minor tempo possibile. Questa strategia ha bisogno di alleati fidati che sono conoscenza e sviluppo della tecnica e anche riconoscimento dell’importanza dell’apprendimento di essa, come base necessaria al successo personale e del paese per essere al passo con i tempi. Sicuramente l’economia di mercato non formerà cittadini critici, che vede come nemici o possibili rivoltosi, che potrebbero sostenere un’altra economia, quella della sostenibilità, della sobrietà e della non produzione di cose inutili. Da qui la propaganda micidiale sull’inutilità di studi umanistici che genera una cultura specialistica, incapace di visione d’insieme, incapace di apprendere la vita al di fuori del lavoro, incapace di un minimo di senso critico verso il potere precostituito. Basta guardare alla bufera sull’insegnamento partita dai licei e oramai anche alle università, tendente a creare solo specializzazioni e preparazioni tecniche a scapito di ogni formazione umanistica e critica.