25. ott, 2016

Il tempo, la sua percezione discontinua e il senso di immortalità.

La concezione del tempo è assai relativa, essa è influenzata dalle circostanze e soprattutto dalle emozioni. Il tempo quando si gioca o si ama è sicuramente più veloce di quando attendiamo qualcuno che non arriva o di quando facciamo un lavoro noioso. Se osservassimo l’artista o il ricercatore scientifico, sono così coinvolti in quello che fanno, che l’emozione che ne ricavano è così tanta che non sentono neanche la fatica, per loro non esiste orario, sonno o cognizione del tempo. La percezione del tempo varia tra le diverse etnie, anche se la globalizzazione tende ad attutire queste differenze e sicuramente mentre un giamaicano <galleggia nel rum, senza tempo> un romano rincorre il tempo perduto in auto recuperando minuti correndo a piedi. Il cittadino statunitense è sicuramente più veloce di quello europeo e il tempo dei paesi del nord è più rapido di quello dei paesi del sud (attratti dal tepore del sole). Proprio la quantità di sole sembra modulare la concezione del tempo nella direzione della lentezza, il linguaggio sembra più articolato come pure la scrittura, e l’abitante dei paesi con più sole, può permettersi il tempo di rispondere con cortesia ad una richiesta di informazioni, mentre quello del nord fa finta di non capire e si allontana. I teorici della linearità/continuità del tempo sembrano in crisi, lo stesso Bauman sostiene che il tempo non è più percepito come continuo ma come una serie di «frammenti di retta» ognuno dei quali a inizio e fine, una durata molto limitata e con poche correlazioni tra loro. Eventi indipendenti generati dal caso, come se i circuiti della memoria non tengono in considerazione i contenuti della memoria nel calderone delle informazioni cerebrali. Quindi tempo non più continuo ma saltatorio. La memoria conserva la sua funzione ma è condizionata dal pensiero rapido che per essere tale non considera il ricordare, il tempo come serie di momenti, esclude il pensiero della morte che invece rappresenta la fine di un pensiero lento e lineare non compatibile con la forza della percezione temporale puntiforme. Ecco il nostro vivere con un forte senso di immortalità.