4. ott, 2016

I mutamenti dei processi di plasticità cerebrale dovuti agli strumenti digitali

Se guardiamo i giovanissimi, dove la plasticità del cervello e molto elevata, notiamo una ristrutturazione del linguaggio fonetico e della scrittura, che sono più rapidi e sintetici come volessero accorciare tempo e spazio. Questi cambiamenti, tuttavia restano legati alla vita individuale e non sono ereditabili. Se gli stimoli tecnologici dovessero persistere ed aumentare non possiamo escludere che diventino cambiamenti permanenti ed ereditabili e che abbiano lo stesso percorso del nostro linguaggio, che certamente non si è sviluppato alla nascita dell’uomo, bensì in una lunga e complessa sua evoluzione. Sicuramente un linguaggio totalmente digitale farà risparmiare tempo che potremmo dedicare ad aumentare i consumi, ma forse potrebbe essere abbastanza ridicolo, scarsamente articolato e poco appropriato. Per adesso possiamo constatare che smartphone e tablet hanno aumentato smisuratamente ed a sorpresa l’uso del dito indice e magari assisteremo nel prossimo futuro (non molto prossimo) ad una espansione delle sue dimensioni. Questo rientra in quel processo di sviluppo della struttura umana, un po’ come si è studiato una maggiore rappresentazione corticale delle dita della mano sinistra di un suonatore d’arpa. Se guardiamo un bambino di tre quattro anni alle prese con uno smartphone, lo vedremo con entrambi gli indici scatenati in una specie di rito ripetuto ad altissima velocità che un adulto può solo sognare. Lo strumento digitale sembra aver trovato accoglienza forte o addirittura era atteso dall’uomo, resta evidente che impone la sua influenza al sistema nervoso che è legato al pensiero rapido, cioè al mondo delle immagini ovvero al cervello visivo. Il pensiero digitale si differenzia dal pensiero rapido tradizionalmente legato alla nostra sopravvivenza, ed è un’invenzione dell’uomo e fa parte dello sviluppo della conoscenza. In questo caso l’uomo, inventando lo strumento, ha  modificato se stesso nel funzionamento e forse presto anche nella struttura cerebrale.