19. set, 2016

Le fantasiose commistioni tra software e l’uomo

Il cinema soprattutto ha reso spettacolo una possibile connessione macchina/uomo, molto fantasiosa quanto irrealizzabile. Inserire nella nostra testa un programma capace di cambiare il funzionamento della memoria e il comportamento, mettendo il soggetto in grado di praticare judo ad altissimo livello, di conoscere complicati argomenti scientifici, di ricordare quantità cose mai ricordate, è possibile. Naturalmente privandolo di ogni forma di libertà, l’isolamento di un individuo del genere è evidentemente necessario. Il neurobiologo sa, o crede di sapere, che così com’è l’uomo è frutto di un programma cerebrale interno composto di segnali di varia natura, sa inoltre, che apprendere vuol dire cambiare questo programma e che questo avviene grazie all’elasticità del nostro cervello, dei nostri neuroni. Egli per deontologia professionale, pensa che inserire nel cervello un software con segnali capaci di cambiare le connessioni tra neuroni, operando sulla plasticità delle cellule, sia realizzabile solo dal cinema o dalla fantasia ad esso dedicata. Nel proprio intimo, invece lo stesso scienziato può tranquillamente fantasticare pensando che la suddetta operazione è possibile, senza dimenticare che già la stimolazione magnetica è capace di eccitare o inibire, a secondo della frequenza, l’attività dei neuroni e produrre riorganizzazioni funzionali migliorate. Quando sentiamo parlare di «pensiero digitale» non dobbiamo pensare ad un’estrapolazione di esso, in quanto il pensiero digitale non può esistere, negherebbe la sua continuità. Il pensiero non può avere sequenze tipo il susseguirsi di diapositive, ne sarebbe negata la comprensione, l’articolazione e l’espressione nella parola, quindi non possiamo parlare del pensiero come una serie di eventi discreti ma esattamente il contrario, torniamo al «non discreto» dell’era analogica ed alla più completa dislocazione nel pensiero nella parola, nei gesti del corpo, nella comunicazione calda efficace che ha consentito all’uomo il suo grande sviluppo sul pianeta terra.