15. set, 2016

L'era digitale

L’era digitale è l’era del discreto. Riferendoci ai mezzi di comunicazione, anche il linguaggio perde la continuità dei suoni e diventa rapido, frammentario, frantumato nei molti codici comunicativi di diversi gruppi di persone, ed è proprio nella particolarità del modo di comunicare (come un tempo il modo di vestire) che il gruppo stabilisce, sente, percepisce una forte sensazione di appartenenza. I messaggi si fanno sintetici, rapidi, insomma sono segnali digitali. L’uso continuo dello strumento digitale, grazie al suo autoapprendimento, suggerisce, ricorda che hai già scritto, «indovina» la parola che stai per scrivere. Ci da la sensazione che esso si sia impadronito del nostro pensiero, una sorta di cervello che diventa parte pensante del suo utilizzatore, un servitore «creatore» di contenuti insieme al suo padrone. Stiamo vivendo e oltrepassando alcuni film visionari, che hanno anticipato, registrato, amplificato tanti elementi di inquietudine tra strumento elettronico dotato di mente artificiale e suo autore/possessore/utilizzatore.