8. ago, 2016

Il tempo del cervello umano.

<Io so cosa è il tempo, ma se me lo chiedi non lo so più>. Non ricordo chi lo disse ma rende pienamente e saggiamente, quanto è difficoltosa  se non impossibile la sua definizione. Il tempo non ha ricettori come udito, vista o tatto. Non è uno dei nostri strumenti sensoriali. Se lo paragoniamo allo spazio, vediamo che grazie ai ricettori della vista e del tatto, lo leghiamo al tempo, cioè a quello necessario a percorrere un determinato spazio, ma non è sufficiente per farci comprendere una corretta definizione del tempo. L’idea concettuale della nascita e della morte, non basta a farci comprendere il concetto di tempo. Esso è e resterà un’intuizione, tutti sappiamo cosa sia ma ci resta impossibile darne una spiegazione logica. In campo medico si è sempre pensato che il battito cardiaco e la frequenza respiratoria siano due elementi su cui costruire un’idea di <durata> della vita: a ognuno sarebbe dato un certo numero di battiti cardiaci, ma se vediamo come la vita si sia allungata negli ultimi decenni si sarebbe dovuta constatare un rallentamento della frequenze, cosa che non è affatto avvenuta. Il cervello non ha orologio! Siamo in grado di misurare eventi temporali con costanza e precisione, ma non sappiamo nulla del tempo del nostro cervello, vale a dire con quale meccanismo cronologico misuriamo mentalmente gli eventi che viviamo con diversi coinvolgimenti. Le ore di attesa in aeroporto ci diventano lunghissime e insopportabili, le ore di divertimento ci passano in un attimo. Non esiste una sincronia dei tempi cerebrali, come se non esistesse la necessità cerebrale di una misurazione precisa del tempo.