15. mag, 2016

La vera faccia dell'economia di mercato

Ricordiamo come il nazismo e il fascismo  affossarono la democrazia ma non il capitalismo. Dopo il conflitto tutti condivisero che la democrazia fu sacrificata sull’ara del dio capitalismo e i fautori del <liberismo ordinato> prevalsero sulla  democrazia economica, nel nome della lotta al comunismo ai tempi della guerra fredda. Gli <ord/liberali> denigrarono così a fondo la democrazia economica, fin da trovargli anche un nome più adatto <economia sociale di mercato>. L’appellativo <sociale> fu coniato con l’intento di trarre in inganno, infatti si poteva pensare inteso come <istituzione sociale> (quindi un’ammissione di stato sociale vero e proprio) oppure che le <prestazioni sociali> erano ammesse, senza che siano un vero diritto ma nell’equilibrio tra forza lavoro e impresa. Libero mercato che consentisse cooperazione tra capitale e lavoro. Questa ambiguità ha fatto emergere due posizioni in opposizione, posizioni che si sono scarsamente confrontate, una pro stato sociale e la seconda (quella che ha prevalso) fatta da trattati e accordi intergovernativi, con i quali viene determinata la politica economica del vecchio continente. Questi tipi di accordi hanno determinato un’Europa in gabbia, prigioniera dell’euro, e la convergenza economica che avrebbe dovuto gettare le basi di quella politica, ha di fatto portato solo divergenza. Ma ancora più grave è che il metodo <intergovernativo> delle decisioni ha ridotto la legittimità democratica delle decisioni. Peggio ancora ha di fatto scaricato sui paesi più deboli l’onere della crisi, rafforzando i paesi più forti, svalutando il lavoro e premiando il capitale finanziario. Ecco chi ha vinto nel dopoguerra, gli stessi di prima e durante il conflitto bellico.