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22. apr, 2018
La gelosia ti svuota dentro. L'idea che l'essere amato possa fare con altri quello che fa con te, ti mette al muro, ti piega le gambe, ti toglie il sonno, ti distrugge il fegato, ti annoda i pensieri. La gelosia avvelena l'intelligenza, con domande, sospetti, con paure. La gelosia mortifica la dignità con appostamenti, con lamentele, con tranelli, con messaggi inutili e infantili. La gelosia ti fa sentire derubato, svuotato, ridicolo, ti trasforma in un inquisitore, in un carceriere dell'essere amato. La gelosia non vuole perdere possesso, non ascolta ragioni altrui, non vuole il cambiamento, produce eccitazione indesiderata, e "costei" cerca di soddisfarsi inseguendo, raggiungendo, prendendo, sequestrando...
18. apr, 2018

Chi ama è il peggior nemico del soggetto amato!! L'innamorato infatti, teme più il non essere ricambiato, (il cambiamento) che la distruzione di colui o colei (diventati la cosa, l’oggetto) che ama. Quasi sempre, la paura del cambiamento, è la causa dei <femminicidi>, o peggio ancora, dell’uccisione dei figli per “punire” il fidanzato, la moglie, la fidanzata, l'amante o il marito!!

16. apr, 2018

Il successo della società dei consumi ha determinato il passaggio dai metodi politici coercitivi a quelli della seduzione e persuasione. Il controllo dei mezzi di comunicazione è fondamentale. I messaggi commerciali alla tv, sui giornali, sulla rete, oltre che numerosissimi sono diventati anche attraenti, molto più curati delle stesse trasmissioni o programmi o servizi. Un riflesso condizionato non è semplice da interrompere e l'unica maniera per arginarlo è introdurne un altro. Un prodotto nuovo fa decadere la vendita degli altri simili e mette in evidenza la incapacità di valutare la ragionevolezza delle nostre scelte. Se avessi conoscenza più idonea direi che il consumismo sfrutta la plasticità del cervello, ovvero tende a rendere automatici alcuni circuiti cerebrali. In questo caso la plasticità gioca un ruolo autolesionista e antiriduttivo da rendere la spinta a comprare irreversibile. Proseguendo in ambiti di ancora incerta conoscenza, potremmo dire che essendo nei bambini, rispetto ad adulti e vecchi, la plasticità molto più elevata, essi sono più sensibili al desiderio di avere, di acquistare. Al contrario è difficile per un anziano cambiare abitudini per cui dover guidare una vettura nuova non lo entusiasma ma gli crea un problema serio. I circuiti cerebrali, in un anziano, sono diventati rigidi ed è difficile cambiarne le connessioni o la funzione. Il pensiero è discussione, confronto tra aree cerebrali, e quindi è del pensiero lento ed è questa la razionalità contraria al consumo. Dall'assuefazione al consumo, potrebbe accadere che i giapponesi per mangiare il riso, abbandonino l'eleganza dei bastoncini a favore delle più pratiche forchette. L'eleganza, il gusto, il piacere dell'effimero, il bon ton, il vivere con eleganza, che sono state e in parte, ancora sono l'arte del vivere della Vecchia Europa, lasceranno il posto a gesti e piaceri tutti uguali e globalizzati, dove creatività e fantasia non avranno alcun ruolo né posto. 

12. apr, 2018

Qualcuno, leggendo qui, mi chiede che cosa voglio, a quel qualcuno rispondo come a un figlio.
Quello che voglio è turbare. Voglio sconvolgere le persone con le mie idee normali, di normali sogni di vita, voglio che le mie parole le cambino per sempre. Voglio che le cose cambino e non devo attraversare la miseria non appena vado per la strada. Non voglio vedere Roma come un accampamento di nomadi, non voglio vedere l'immondizia che ci soffoca, le torture quotidiane che gli individui subiscono per due soldi. Voglio non perdere la strada della normalità e del calore umano. Non vorrei leggere di quasi guerra, di guerra, di distruzioni e di volti atterriti, come se fosse un videogioco. Quello che voglio è un elenco infinito di cose che sta crescendo di giorno in giorno, non sono oggetti elettronici, non sono segnali di paura, sono comportamenti di vita qualunque, la cui assenza è insopportabile.

9. apr, 2018

La "relazione pura" rappresenta la più tipica condizione di coppia del vivere moderno. Essa è tanto forte e resistente, quanto più ognuno dei componenti ne trae soddisfazione. Non è paragonabile ad altre unioni, tantomeno al matrimonio di un tempo, la cui durabilità sembrava scontata, salvo cause di forza estrema. Una delle caratteristiche della relazione pura è che può essere troncata a piacimento e in qualsiasi momento, da ciascuno dei due partner. Perché una relazione abbia chance di durata, è necessario un grande impegno, ma chiunque si impegna molto rischia tanta sofferenza e assai presto. L''impegno non ha reciprocità certa, non ha cultura della durata. <<Finché morte non ci separi>>, <<Nella buona e cattiva sorte>>, <<In ricchezza e in povertà>>, sembrano "caricature" secolari, ma anche delle trappole facili da evitare. Sembra inevitabile pensare che, se il tuo partner può lasciarti quando vuole e senza il tuo consenso, investire i propri sentimenti nella relazione è un passo azzardato. Sarebbe saggio e salvifico rispolverare la "moderazione" che consentiva ai Greci antichi di affrontare i rischi dell'incertezza, ma anche che, quando si realizza che un partner investe i suoi sentimenti che lo rendono dipendente dall'altro, non importa se è sconsiderato o il perché questo avviene, importa invece che l'altro metta in grande spolvero una responsabilità morale.