Vivere veloci? Ecco i nostri profili!!

16. ago, 2017

I meccanismi cerebrali guidano le reazioni umane sia genetiche che le emergenti culturali, selezionate nel tempo, essi hanno i loro tempi che si differenziano da individuo a individuo. Intercetto, penso ed agisco sembrano tre fasi ineludibili del nostro modo di essere e fare. Per noi di una certa età è impensabile che il fare non sia preceduto dal pensare, ma per la nostra realtà odierna non è così. Ci sentiamo a disagio quando la rapidità dei rapporti e delle decisioni prevalgono sul pensare. Ma siamo vecchi e siamo <analogici> ovvero superati. Ci piace il tempo del corretto linguaggio, del corretto scrivere e neanche ci siamo accorti di essere nell’era digitale, ovvero sembra che la nube dell’era dei nanosecondi ci ha disperso, ci ha reso invisibili, obsoleti. Premendo un tasto avviene il miracolo della comunicazione e dell’evento/reazione che ne consegue a livello planetario. Purtroppo non basta pigiare un tasto per far pensare velocemente il cervello, è una macchina lenta, obsoleta, e dobbiamo dargli tempo se vogliamo farla funzionare bene.

8. ago, 2017

Rispondiamo in tempi brevissimi a sms, a chat whatsapp, a tweet, mail, email inutili. Veniamo sollecitati da un’invasione di immagini con un fermento visivo, una frenesia a tratti patologica, ci curviamo con la schiena, assumiamo posizioni strane, cerchiamo un punto dove la luce non crea riflesso, tutto questo per cercare di capire velocemente chi ci cerca e cosa ci dice. Ci piace questo comunicare in ogni dove, ci coinvolge e sorprende. Abbiamo dimenticato che il nostro cervello va lentamente e per stare al passo delle affascinanti macchine veloci, incorriamo in frustrazioni, errori e spesso affanni. Gli studiosi dei nostri meccanismi cerebrali avevano chiaro come la nostra velocità riguardasse il nostro inconscio, mentre la lentezza il nostro ragionamento. Più ci viene richiesta logica e più il nostro ragionare è complesso e più tempo impieghiamo per comporre un quadro ragionevole su un argomento che ci appassiona o impegna.

30. lug, 2017

La libertà è una conquista tipica del pensiero lento, della ragione, in quanto superamento dell'istinto animale nel rispetto dell'altro. E' invece tipica del pensiero rapido e dell'istinto animale la pretesa libertà di sfruttare il prossimo. Gli economisti creani modelli economici che possono portare al variare delle previsioni anche settimanalmente per via che l'economia è una disciplina che dipende da numerose variabili, i mercati, gli speculatori, le criticità politiche di un paese. Ha anche una componente soggettiva che può dipendere dall'ambiente, dall'emotività del soggetto e perfino dalla sua salute. Ne consegue che i modelli economici hanno scarso impatto nelle <previsioni> e possono incorrere in numerosi errori. Molti economisti usano modelli matematici, apparentemente affidabili, ma che spesso sono un vestito con due taglie in più o in meno per il chi lo dovrà indossare. Lo stesso Keynes, probabilmente scontento della sua professione, dice che l'economista più talentoso è l'artista, e si chiedeva, come mai tanti uomini di successo accettano lavori non creativi, noiosi o quantomeno insoddisfacenti, e la risposta non era così ovvia: accettano perché gli produce denaro. Ecco, un economista mette da parte la sua creatività sotto l'effetto narcotizzante del denaro, che conferisce importanza sociale, rispetto e sicurezza. A Monguzzo in Brianza la raccolta dell'immondizia ha raggiunto un livello diciamo di perfezione, ieri mattina con una pioggia torrenziale ho visto scendere un giovane lesto che ha caricato in un attimo le buste, lavoro duro quello ma mal pagato (fatto quasi esclusivamente da immigrati) e spesso anche mal considerato, e mi sono chiesto perché mai un lavoro come quello dovrebbe generare un compenso inferiore ad un impiegato o a uno come me che si muove organizzato e al riparo delle intemperie? Me lo sono chiesto, ma ho allontanato quel pensiero velocemente, la risposta mi è piaciuta poco. E' anche la nostra egoistica vigliaccheria che produce povertà: è difficile dare, condividere, riconoscere che l'altro ha i nostri stessi bisogni e diritti. Ci viene facile, tuttavia, con grande magnanimità, che deve avere gli stessi doveri.

22. lug, 2017

Gli obiettivi e le priorità di una persona possono andare ben oltre gli stretti confini del benessere individuale. E' fortissimo il contrasto tra i grandi successi che alcuni uomini possono raggiungere e le esistenze povere e limitate che tantissimi esseri umani finiscono per vivere. In generale le potenzialità di noi esseri umani, di condurre buona vita, di essere discretamente liberi, sono molto più grandi di quanto riusciamo concretamente a realizzare. L'economista ha il compito di indirizzare la sua scienza nel ridurre gli ostacoli che di fatto impediscono di esprimere le nostre potenzialità. In molti provano ad affermare che se tutti lavorassero per il proprio pane e lo stretto necessario, i nostri bisogni sarebbero minimi e ci sarebbe abbastanza cibo per tutti e tempo per godersi la vita. Però l'economia è cinica, mossa dal denaro e si occupa di denaro e di chi può diventare ricco. I ricchi muovono l'economia e la controllano ed essa produce ricchezza ed altri ricchi, alcuni che lo erano dalla nascita diventano ulteriormente benestanti, e chi invece è nato povero, tranne rarissime eccezioni, resterà sempre più in miseria. Lo spostamento della ricchezza può essere paragonato ad una coperta unica che non copre tutti, se qualcuno la tira forte da un lato ecco che dall'altra parte arriva la fame, il freddo e povertà in generale. Sovente gli economisti compiono errori grossolani che producono più povertà di quanto era prevedibile, più ingiustizie verso folti gruppi di individui, e questi errori devono anche essere giustificati e resi accettabili dalle masse, affinché esse possano <comprendere>, senza troppo protestare, manovre economiche cosidette <correttive> che comunque sono sangue e dolore diffusi. I capitalisti e politici, dai primi fatti eleggere, hanno bisogno di un'ammissione biologica di superiorità di alcuni (a dir vero pochi) a scapito degli altri (tanti). A sentir loro chi smuove e domina l'economia deve <necessariamente> essere un dominante che sottomette tutti gli altri, in altre parole, usando termini chiari, la conclusione è che i più forti si procurano ricchezza a danno dei più deboli. Viviamo in tempi dove si viene spinti a pensare rapido, ma tipica del pensiero lento, è la facoltà di soppesare fatti, ricordi, associazioni di idee, al fine di sviluppare quel superamento degli istinti dove troverebbe spazio la solidarietà, l'altruismo e la moderazione del proprio ego. Oggi il mercato sembra accantonare il pensiero lento a favore del pensiero rapido, così affine alle esigenze del tutto e subito e dello smisurato egoismo. Chi gode del privilegio dovuto al ruolo di poter decidere della qualità di vita di tanta gente, ecco che trasforma questo potere sugli altri in un teatrino dell'espansione di se stesso, ed anche un individuo, sempre stato <normale>, appena raggiunto un se pur piccolo palcoscenico, si comporta come se fosse colto da un vero e proprio delirio di onnipotenza. Fa tantissimi danni a tutti quelli che, per qualche ragione necessaria o contingente, da lui dipendono.

15. lug, 2017

Allevati nei pollai dei neoliberisti, i tecnici dell'economia, creano gli <schiavi felici>.
Proposte per un'economia più umana, ce ne sono diverse, non trovano spazio nei media e nei discorsi politici, mai il mondo è stato così globale ed eterogeneo e mai è stato così uniforme nel pensiero economico. Le riflessioni di alcuni pensatori sugli scopi della vita dell'uomo, sono di grande interesse e dovrebbero essere prese in considerazione dalle teorie economiche. E' fortemente umano che nella  vita si cerchi di essere più felici possibile e anche rifuggendo dalle difficoltà e dal dolore, per istinto, si è contrari ad un'interpretazione della felicità puramente utilitaristica. L'uomo non pensa di ottenere più piaceri e maggior benessere, a scapito o dimenticando i più poveri, i diseredati, i disoccupati, ovvero quelli più deboli, non dimentica la valenza etica dell'economia. Se oggi siamo alla speculazione di pochi sulla pelle dei tanti è per via di una precisa costruzione culturale cercata, voluta, imposta. La necessità di mettere tutto nelle mani del mercato è un argomento falso per far credere ai poveri che devono lavorare a basso costo per i ricchi. Questa è la storia che si ripete, quanti re o papi hanno schiavizzato la gente facendogli credere che loro operavano per un bene superiore, di interesse superiore, nel nome di un interesse per l'umanità intera, praticamente tutti gli uomini di potere lo hanno fatto. Il concetto di felicità per i più poveri ha un valore relativo, esso va visto nelle condizioni ambientali in cui vivono e alla loro capacità di adattamento, le persone si adattano a circostanze anche molto sfavorevoli pur di sopravvivere e questa capacità di adattamento può portare a trarre conclusioni sbagliate anche su questioni politiche, sociali ed economiche. Questa capacità di adattarsi ha difatto <ricreato> un personaggio antico e ora assai moderno, lo <schiavo gaudente>. Una persona malata, ma che le condizioni sociali hanno reso soddisfatta della propria sorte, convinta dalla religione, dalla propaganda politica e dall'atomosfera culturale dominante. Ognuno di noi ha conosciuto e conosce  questi personaggi. Oggi gli schiavi felici sono ovunque. I grandi ricchi, oltre a creare le condizioni culturali per aumentare sempre di più la loro ricchezza, organizzano squadre di esperti, capaci di inventare nuovi giochi di massa e distrazioni collettive così <divertenti>, che il 90% degli individui socialmente utili, sono schiavi felici. Continua...