Vivere veloci? Ecco i nostri profili!!

18. ott, 2017

<Io so cosa è il tempo, ma se me lo chiedi non lo so più>. Non ricordo chi lo disse ma rende pienamente e saggiamente, quanto è difficoltosa  se non impossibile la sua definizione. Il tempo non ha ricettori come udito, vista o tatto. Non è uno dei nostri strumenti sensoriali. Se lo paragoniamo allo spazio, vediamo che grazie ai ricettori della vista e del tatto, lo leghiamo al tempo, cioè a quello necessario a percorrere un determinato spazio, ma non è sufficiente per farci comprendere una corretta definizione del tempo. L’idea concettuale della nascita e della morte, non basta a farci comprendere il concetto di tempo. Esso è e resterà un’intuizione, tutti sappiamo cosa sia ma ci resta impossibile darne una spiegazione logica. In campo medico si è sempre pensato che il battito cardiaco e la frequenza respiratoria siano due elementi su cui costruire un’idea di <durata> della vita: a ognuno sarebbe dato un certo numero di battiti cardiaci, ma se vediamo come la vita si sia allungata negli ultimi decenni si sarebbe dovuta constatare un rallentamento della frequenze, cosa che non è affatto avvenuta. Il cervello non ha orologio! Siamo in grado di misurare eventi temporali con costanza e precisione, ma non sappiamo nulla del tempo del nostro cervello, vale a dire con quale meccanismo cronologico misuriamo mentalmente gli eventi che viviamo con diversi coinvolgimenti. Le ore di attesa in aeroporto ci diventano lunghissime e insopportabili, le ore di divertimento ci passano in un attimo. Non esiste una sincronia dei tempi cerebrali, come se non esistesse la necessità cerebrale di una misurazione precisa del tempo.

10. ott, 2017
La medicina si occupa di alleviare il cammino faticoso della vecchiaia con farmaci e attività terapeutiche che si rifanno alla fisiologia, cercando di tenere il cervello, come fosse un muscolo, il più allenato possibile. Il cervello è una macchina che ha la proprietà di modulare il proprio funzionamento in relazione ad alcuni fattori, il più importante dei quali è la sua stessa attività. Ogni stimolo sensoriale o cognitivo insieme alla attività motoria, induce un aumento dell’attività elettrica in termini di impulsi nervosi, che a loro volta innescano movimenti molecolari che producono mediatori neurochimici che sono alla base della modulazione, del mantenimento e dell’aumento della plasticità cerebrale. (Lamberto Maffei)  Il cervello è una macchina lenta e anche la sua cura o allenamento è cosa assai lenta e paziente. Riducendo a mera questione pratica, si potrebbe dire che sarebbe già utile tentare di ridare alle persone anziane quella minima elasticità che gli consentirebbe una vita normale di relazioni, di movimento e di conversazioni.
2. ott, 2017

La società dell’informazione deve fare i conti con nuove questioni e problemi ed è sempre alla ricerca di nuove regole. I diritti d’autore, il diritto del seguito, la questione plagio e il nuovo tipo di finanziamenti destinati all'informazione, sono problemi accresciuti a dismisura. Occorre anche aggiungere il conflitto di interessi. Esiste una vasta commercializzazione di prodotti di mediocre cultura e uno sfruttamento politico ed economico/mediatico delle strutture pubbliche culturali, ma il vero conflitto drammatico è tra le esigenze editoriali e di cassa, e la qualità dell’informazione. Maggiore possibilità di comunicazione, traffico caotico di immagini e video non vuol certo dire qualità o veridicità di quanto ci viene sospinto, con massicce <tempeste digitali>. Sotto gli occhi ci arriva ogni angolo di mondo, attraverso "microviste" talmente soggettive da far risaltare miliardi di esempi di vita diversi e in contrasto tra loro. Il nostro cervello le sfiora appena e sembrano tutte uguali, ma se rallentiamo e lasciamo il giusto tempo alla meditazione dei contenuti ci accorgiamo che ogni sprazzo di vita, come ogni tomo è simile all'altro, mediocre, grossolano, con melasse esistenziali di circostanza. Sul web le agenzie di stampa curano la rassegna delle disgrazie mondiali come una pasticceria mette in vista le torte. Nelle librerie la bruttura diventa prodotto digeribile di massa, come un garage adibito a luogo di festa carnevalizia. Il libro più venduto nella provincia di Lecco è <La vita sessuale di Gabriele Dannunzio>, seguito dai trattati sulla melassa dei falsi miracoli di Medjugorje, ed infine <A parlare fu il cane> di Andrea Vitali, che in Lombardia viene considerato quasi un moderno Manzoni. Che qualcuno ci aiuti.

22. set, 2017
L’istruzione, che viene preparata e fornita dalla società, non può non tener conto dei periodi di grande plasticità del cervello, durante i quali l’apprendimento è più facile. A partire dalla scuola materna, fino alla scuola secondaria, l’istruzione scolastica fra i tre anni e l’adolescenza è basilare. Non a caso il cristianesimo e le altre religioni in grado di imporre la propria politica, fanno inserire i catechismi nei programmi scolastici a quell’età. Tutta la scuola è importante, tuttavia lo è particolarmente nei primi anni di vita quando si forma il cervello. E’ compito degli adulti trovare stimoli per i giovani, ed aiutarli a formare il proprio cervello, che sarà quello, che domani ne dirigerà i comportamenti. Il ruolo che la scuola svolge e quello dei genitori sono compiti importantissimi da far tremare vene e polsi, e questo ruolo non deve mai essere demandato a strutture che praticano insegnamenti confessionali. Poiché la scuola non riesce a liberarsi dei vincoli delle dottrine, resta il ruolo genitoriale come unico antidoto contro il mancato sviluppo delle personalità e degli spiriti critici che le confessioni sperano sempre di sopraffare. Costruire le generazioni del domani è cosa di enorme responsabilità civile.
14. set, 2017

La plasticità come valore non solo infantile/giovanile.

La plasticità cerebrale di cui l’uomo è dotato per gran parte della sua esistenza, significa facilità di apprendimento, adeguamento all’ambiente o alle mutazioni sociali. Se volessimo essere più sottili ecco che la plasticità è l’elemento democratico dell’uomo ovvero la sua capacità di cambiare e quindi di adattarsi a situazioni emergenti. La plasticità come proprietà biologica, va protetta, alimentata, aumentata e oggi anche mantenerla visto che sarà la parte di noi che si piegherà alle macchine veloci che utilizziamo. L’uomo non è veloce come il ghepardo, non è forte come l’elefante ma salvo in improbabili scontri diretti, esso resta vincente su di loro. Impariamo dall’ambiente per lungo tempo e siamo liberi di dedicarci a valori intellettuali.