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20. giu, 2017

Già all'inizio del ventesimo secolo, in tanti pensavano che l'economia in quanto scienza sociale o meglio come azione sociale, non ha leggi naturali e non può essere riferita a un processo mentale per cui rende i modelli economici incerti e di varie interpretazioni. Lo stesso processo economico può avere significato diverso in periodi diversi. Il modello neoliberista è diventato, oggi, scandaloso. Abbassare le tasse ai ricchi affinché producano più risorse e affinché la loro nausea da troppa richhezza diffonda un qualche benessere ai poveri, è concetto cinico fino al massacro, inutile e dannoso. Coloro che avevano intuito lo sviluppo tecnologico e l'aumento della produttività come elemento caratterizzato da prodotti inutili e da aumento della disoccupazione oggi avrebbero circa 150 anni e nessuno, da allora, ha potuto fare opposizione alla potenza neoliberista. Tutti i produttori di beni sono guidati da un egoismo biologico, che li induce ad accumulare ricchezza, e non si preoccupano certamente del danno che essi arrecano ai consumatori, che sfortunatamente è elemento necessario per l'arricchimento del produttore. I prodotti spesso non sono solo superflui ma nocivi e pericolosi per l'ambiente. Sono gli stessi abilissimi padroni delle produzioni, comprese le derrate alimentari, a preoccuparsi dei diritti dei consumatori. Essi sanno bene che il consumatore, per portare a casa uno stipendio ,non può creare problemi, accampare diritti <inutili> (sicurezza, salute, orari di lavoro, ecc.), altrimenti non mangia. Deve anche plasmarsi e spendere, comprando quello che gli viene suggerito in vari modi, ma costantemente e insistentemente. La preoccupazione per la nostra felicità dovrebbe farci discernere, e per fare questo occorre avere <testa virtuosa> e preoccuparci degli altri, solo preoccupandoci degli altri possiamo fare qualcosa per noi stessi. Sempre circa centocinquanta anni orsono Mill diceva nelle piazze che non possiamo essere felici cercando direttamente la nostra stessa felicità, lo saremo invece, solo se ci dedicheremo a qualcosa di utile per l'umanità. Su questa strada, lungo la strada dell'altruismo, procurando e partecipando alla gioiosità altrui, troveremo anche la nostra felciità. La grande disparità tra pochi, anzi pochissimi ricchi, e moltissimi poveri, moltitudini di poveri, può portare anche ad un vistoso aumento del PIL ma, a chi cazzo frega dell'aumento del PIL se il 90% degli italiani non se ne accorge e non ne trae alcun beneficio. Mai come oggi l'economia è una pessima scienza sociale, in mano a cinici burocrati padroni di finte democrazie. Il PIL procapite è aumentato, ma non produce occupazione, ma solo più arricchimento dei soliti ricchi d'Europa e d'America del nord. L'autorevole rapporto Oxfam 2016, dice che l'1% degli italiani possiede il 23,4% del patrimonio nazionale. Solo questo dato mette in evidenza l'enorme, insopportabile, livello di diseguaglianze, il 99% degli italiani dovrebbe scendere nelle piazze in rivolta contro lo Stato.

12. giu, 2017

Discipline scientifiche come la fisica, la biologia, la chimica, mirano alla conoscenza della natura. La matematica crea teorie e linguaggi per studiare e descrivere la natura. Premesso questo, l'economia dovrebbe mirare a regolare l'amministrazione di una casa, di un paese, di una comunità più ampia come ad esempio l'Europa, quindi è una scienza applicata al miglior benessere possibile dei suoi abitanti come faceva il saggio <pater familias> romano. Le cose sono un tantino più complicate se applichiamo questo concetto ad un paese o proprio all'Europa che ci sta a cuore. In Europa dove i cittadini sono ugualmente importanti e degni di attenzione, troviamo abitanti molto ricchi e abitanti poveri che dipendono da quelli ricchi, per il lavoro, per il salario ecc., a stringere la vita di tantissimi poveri dipende da quella di alcuni ricchi. Gli interessi non sempre sono convergenti. I ricchi tendono, per loro stessa natura, ad avere di più con la conseguenza pratica di limitare le spese per i salari e a limitare il numero dei salariati. La velocità di espansione della robotica tende a far diminuire il numero dei salariati ma i ricchi imprenditori mirano a qualcosa di più: un robot deve produrre in silenzio, costando poco ma dovrebbe anche comprare quello che gli imprenditori gli suggeriscono. Il suggerimento a basso costo, molto più economico di quando oggi occorre per ammaliare il consumatore tradizionale. Il capitalista spera in uomini robot che passivamente, ricevuto il salario, si precipitino a spenderlo per i prodotti a loro opportunamente suggeriti. Keynes aveva previsto le conseguenze dell'avvento della tecnologia ed aveva suggerito di far lavorare tutti due settimane al mese. Aveva però trscurato il problema del tempo libero che lui destinava al riposo ed all'arricchimento della mente. Ma è accaduto che l'avvento impetuoso della civiltà delle immagini sia della tv che del ricircolo in rete, ha impegnato e occupato gran parte del tempo libero, insieme alle droghe e al gioco. Nella maggior parte dei casi il tempo libero ha creato figure passive e con cervello inattivo, che trascorrono anche 7 ore al giorno davanti la tv. La conseguenza sarà che o i robot iniziano a comprare o i tradizionali consumatori, se aspirano ancora ad un salario, dovranno imparare ad acquistare quello che gli verrà suggerito.

3. giu, 2017

In tanti hanno sempre associato l'essere creativi ad atteggiamenti giovanili od infantili, citiamo Piaget che ci sembra il più preciso: <<Se volete essere creativi, restate in parte bambini, con la fantasia e leggerezza che contraddistingue i bambini prima che siano deformati dalla società degli adulti>>. E sentite Picasso: << A quattro anni dipingevo come Raffaello, poi ho impiegato una vita a dipingere come un bambino>>. Quando si parla di creatività tutti si riferiscono alla fantasia del bambino e quindi alle sue porprietà cerebrali. I matematici spesso hanno dichiarato che la fantasia è più importante della conoscenza. Il cervello del bambino, come abbiamo scritto qualche tempo fa, ha una grande plasticità, ovvero quella capacità di cambiare funzione e struttura in relazione agli stimoli che riceve dall'ambiente in cui vive. L'età del bambino è il periodo più importante della vita per la proprietà di modificare rapidamente il suo crevello e contribuire alla sua strutturazione definitva. Le esperienze della prima infanzia sono quindi particolarmente significative per la preparazione di un cervello individuale. Geni ed esperienze in questa fase critica della crescita, costruiscono un potenziale cervello creativo, mentre altri fattori di crescita ne consentono o facilitano altre espressioni e più complete
manifestazioni.

26. mag, 2017

Italo Calvino e la sua memorabile lezione sulla <<visibilità>>

L'uomo può essere considerato un animale visivo, in quanto il 50% dei suoi neuroni risponde direttamente o indirettamente alle immagini che cadono nella retina. Con esse arrivano molte informazioni al cervello e il pensiero visivo favorisce associazioni di idee in maniera costruttiva e rapida, pensare per immagini è veloce e tumultuoso come una tempesta. Il pensiero visivo ha importanza rilevante. Calvino su questo tema, sulla rilevanza del pensiero visivo tenne una memorabile lezione sulla <<visibilità>>, dove mise in guardia da intrusioni e infestazioni del pensiero visivo, come quelle che possono venire da alcune trasmissioni televisive che possono ostacolare il libero gioco creativo delle immagini. Data la crescente invasività della tv, cui in tempi più recenti si sono aggiunti altri media, forse occorrerebbe parlare della necessità di vera e propria terapia nei confronti della pervasività delle immagini televisive, affinché non si cada in una patologica assenza di immagini originali. Qui la creatività ne esce penalizzata. Essa si avvale di due componenti la fantasia e l'immaginazione, la prima genera l'inizio di qualcosa e la seconda è la fase di strutturazione della prima. Parole di Freud: <<l'immaginazione ha bisogno della fantasia per uscire dalle secche del quotidiano, ma la fantasia ha bisogno dell'immaginazione per essere produttiva>>. La massiccia aggressione di immagini false narcotizza la fantasia e possiamo dire addio alla nostra creatività.

18. mag, 2017

A livello individuale si pensa che l'idea base della creatività sia il <<pensiero divergente>>. In generale, la maggior parte delle persone difronte a un problema tende a rispondere in maniera convergente, convenzionale, mentre il creativo può fornire una risposta inaspettata, talvolta isolata e unica. Potremmo definire la creatività come u incontro casuale, ma fortunato, tra la fantasia, l'immaginazione e la razionalità. Le prime mettono fermento al funzionamento del cervello, accendono l'idea e la ragione decide se vale la pena o meno di far crescere quell'idea. La ragione ci dice se ne vale la pena, la osserva profondamente, la scruta, decide se sacrificare energie in quella direzione. Gli studiosi concordano che nelle prime fasi del processo creativo, fantasia e immaginazione hanno la loro elaborazione prevalentemente nell'emisfero destro del nostro cervello, emisfero che ha preferenza per l'analisi visivo-spaziale, olistica ed emotiva degli avvenimenti. Il processo analitico e critico avverrebbero nell'emisfero sinistro, ovvero nell'emisfero del linguaggio e del tempo. Come un esame unito a diversi test. In tanti notissimi e straordinari personaggi, portatori di alcune patologie che limitano l'emisfero cerebrale sinistro, l'emisfero destro sembra liberarsi e alimentare un fiume di produzioni di altissimo livello artistico. Due esempi eclatanti, Van Gogh e Munch, per citare i più noti, erano soggetti a sintomatologie maniaco-depressive, come se la patologia creasse una condizione di <<libertà mentale>>, ovvero quella libertà di esprimersi che è alla base della creatività e quindi consentisse la loro straordinaria arte. E indubbio che la creatività, come atto biologico, abbia meccanismi complessi e porti con sé un affascinante alone di mistero ed una grande componente inconscia. E' un evento sensoriale accompagnato da un sicuro atteggiamento infantile e sicuramente in un susseguirsi d'immagini.