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16. apr, 2019

Da adolescente ero piuttosto a brandelli, quasi un caso limite, per essere sinceri. Ho impiegato diversi anni a cercare di ricomporre i cocci. Avevo subito una catechizzazione feroce e vivevo da scostante la relazione con la mia famiglia, espressione di piccola borghesia di campagna, ma pur sempre piccola borghesia. Con la scusa della politica frequentavo una piccola gang che fu subito resa innocua dalle forze dell'ordine. Poi nacquero altri interessi, la poesia, la pittura, la filosofia e sempre di più la politica. Cambiavo spesso frequentazioni e mi trovavo a mio agio solo con il mondo femminile e a disagio con i linguaggi e comportamenti del maschilismo. L'impegno tra i giovani comunisti, pur se condiviso come idea generale dalla famiglia, era percepito come problema. La visibilità dell'attivismo rappresentava essere frontali verso i compaesani intrisi nelle certezze di un fascismo sempre minaccioso. Ho iniziato a riconnettere i vari pezzi solo intorno alla quarantina, con l'aiuto e con il confronto con personaggi che avevano la pazienza di assumersi le mie dimensioni umane. Avevo già alle spalle un matrimonio finito con l'inizio e un figlio senza limiti di spazio mentale. Oggi posso ricordare con discreta certezza i livelli di fascinazione di allora. Un figlio in rapida crescita, la filosofia, la logica, la matematica, l'automazione, il web, il femminismo e la militanza delle idee. Posso aggiungere orribili sensazioni di angoscia verso sentimenti di perdita esistenziale, l'assenza di tempo, l'assenza di felicità delle donne e il limite che questa apparteneva ai maschi. Poi ci sono stati colpi di fortuna, tanti incontri felici con il mondo femminile, rapporti di lavoro con avanguardie dell'innovazione, idee che si concretizzavano in anticipo sui tempi. L'immersione nelle idee di Deleuze studioso di Nietzsche, l'incontro con Eco enciclopedia vivente, i tempi della scrittura di consumo e la non diffidenza verso la rete. Sul lavoro arriva la realizzazione di sistemi aziendali unici o realizzati per la prima volta. L'insieme delle tecniche, il miglioramento delle condizioni di lavoro nelle fabbriche, unite alla robotica, le vedevo come opportunità uniche per gli umani lavoranti. Quello che ho appena descritto è solo il livello di me più apparente, l'altro, meno visibile, è il risultato di una scelta. Una concezione della cultura, un'elusione di quella borghese che implica una sorta di castrazione nei confronti dei sogni più folli dell'infanzia e dell'adolescenza ovvero, di accettare che ci si debba limitare a un solo campo di competenza, per poterla sviluppare al massimo e farla diventare redditizia economicamente. Capisco il rischio di tutto questo molto bene ma, è tutto remoto, non fa per me. Mi è contrario al punto che posso autodefinirmi come specialista della trasversalità, non sono un "moderno" ma un rinascimentale fuori dal tempo. Coltivo elementi inconsci che animano segretamente la mia vita portandomi a specializzazioni assai eterogenee. Continua...

29. mar, 2019

Si impegnano in due azioni critiche. In primo luogo, la consultazione con i clienti per identificare le opportunità di progettazione all'interno della cultura contemporanea, riconoscendo e rispondendo ai cambiamenti nei confini tra tecnologia, politica e coscienza sociale, con l'intenzione di aiutare business e marchi a prosperare in un mondo in rapida evoluzione. E in secondo luogo, strutturano un programma mediatico, di eventi e mostre che genera informazioni su ciò che sta guidando e da forma all'industria creativa. In altre parole: non lego l'asino dove trova cibo, ma metto un tipo di cibo in modo che l'asino vada li da solo. Tradotto: creo una comunicazione che renda innovativo qualcosa di inutile anche se, essendo inutile, non innova nulla. La vera innovazione si riconosce quando migliora alcune attività, abitudini nella gente che ringrazia per quella idea, per la semplificazione e per la minor fatica di vivere. Sopra: sensori di parcheggio e inversione del suono di allarme

21. mar, 2019

Il pericolo dei colossi del web è molto maggiore di quanto generalmente si pensi. Intercettando i dati personali, le nostre malattie, le nostre abitudini, i nostri vizi, i nostri sentimenti, ci modificano a nostra insaputa, uccidono la nostra singolarità. I capitalisti sono diventati imprenditori della manipolazione ed è questo il vero pericolo per le democrazie che è assai diverso da quello che temiamo normalmente proveniente dalla politica. Questo cambiamento è stato così rapido che oggi ancora non abbiamo strumenti per affrontarlo. Non ha nessuna continuità con il passato. Abbiamo visto crescere aziende enormi che sembravano offrirci gratuitamente proprio quello che ci piaceva. Questa è la novità storica. Esse hanno sottratto alla politica ogni sistema di previsione socio-economica e ogni strategia a medio e lungo termine, tutto ciò che doveva restare tutti è diventato di proprietà privata. Quante espressioni nuove ci hanno invaso: pubblicità, capitalismo globale, panottico, profilazione, paura, umanità, resistenza, sfruttamento, compratori, soluzioni, rivoluzione, determinismo, sovranità, manipolazione, democrazia, dignità, autonomia. Questo è nient’altro che l’oscuramento del sogno digitale, che si è realizzato in meno di un ventennio. Oggi siamo difronte a un capitalismo che lascia le fabbriche ed entra nelle nostre case, non ci trita come in passato in quanto lavoratori subalterni, ma ci  rende ubbidienti per il semplice fatto che siamo vivi. Ci ha rubato la vita.

8. mar, 2019

Leggiamo che il leader del partito di sinistra spagnolo va in congedo e viene sostituito dalla sua portavoce, va a fare il genitore e lascia la guida di Podemos. Se la storia siamo anche noi, parafrasando fessamente la Tv, possiamo dire, senza ombra di dubbio, che esiste una mascolinità femminista che va difesa come valore. Il femminismo è il futuro dei movimenti rivoluzionari, l'unico futuro possibile. Oggi i maschi sono senza spazi ideali, sono massificati e accecati, o dalla lotta alla sopravvivenza, o dalla paura di perdere i propri privilegi ereditati. L'ex capo di Podemos teorizza la centralità del femminismo e il ruolo degli uomini in questo movimento. Un femminismo che non annulla o marginalizza gli elementi della mascolinità, ma li rende compatibili, li affina e rende accettabili. Lasciamo stare quello che Iglesias, per il suo radicalismo, dice sulle performance sessuali dei femministi, ma è un concetto da capitalizzare come mascolinità femminista. Grazie alla presenza dei maschi, il movimento delle donne non si riduce, come negli anni Settanta, alla sola e totale contrapposizione tra sessi e alla rivendicazione di una problematica eguaglianza, ma è molto di più. E' l'antitodo più forte che abbiamo contro il neoliberismo reazionario, e contro tutti i machilismi beceri del mondo. Le donne sono l'energia che in Spagna alimenta un nuovo movimento repubblicano che è, sia femminista che progressista, e di tutti. Noi aggiungiamo che il movimento femminista è stato ed è, l'avanguardia di tutte le conquiste sociali europee e mondiali. L'uomo femminista è rivoluzionario. Egli è il legame naturale tra sessi che consente al femminismo di essere forza poderosa e reale e, nello stesso tempo, quello che produce conoscenza e sviluppo della femminilità nella sua enorme potenzialità creativa e accomunante.

11. feb, 2019

Sul dizionario Garzanti "bisogno fisiologico" sta per esigenza fisica. Nella vita sessuale del maschio adulto, per bisogno fisiologico, viene intesa una necessità impellente di orgasmare quindi, assolvere al "bisognino", è assolvere alla necessità di far uscire gli spermatozoi. Arriva un certo momento della giornata e gran parte dei maschi, alle solite esigenze fisiologiche aggiungono quella del godimento, ed ecco che occorre un mezzo tecnico che dia un risultato possibilmente più consistente della scomoda avvilente masturbazione. Questa esigenza scatena un mercato del sesso a pagamento, le nostre strade si adornano con figure femminili e non solo, per tutti i gusti e tutti i prezzi, perché questi soggetti assolvono al problema sociale del "bisognino corporale" assai diffuso. Somiglia a quando ci fermiano per necessità della  toilette all'autogrill, ogni modo è buono e giusto se si raggiunge lo scopo, per cui prima di rientrare a casa, da mogli e figli, tanti maschi sostano per togliersi questo peso invadente. Si sa, le mogli chiederebbero un impegno, una performance, che essi hanno deciso di non concedergli per stanchezza e noia, sono sfinite dal lavoro e dalle mansioni casalinghe, poco sexy e oramai inadatte. Così il "bisognino" del cazzo domina nella vita sessuale dei maschi e si insinua anche in quella delle femmine, che nonostante la loro natura più esigente, eseguono prestazioni veloci e da esperte con il maschio, e all'occorrenza con se medesime. Hanno imparato bene dalla pornografia. Per colpa del tempo che non c'è e della cultura del porno, ecco che Eros appare e scompare rapidamente. Ma queste donne? Costoro, senza poter contare su un maschio compiacente che le aiuta a crescere e conoscersi, ignorano spesso le loro enormi potenzialità di piacere fisico. Passano una vita all'insegna del "così fan tutte" ed eccole, oramai sessantenni, in cerca di un modo decente di essere amate, magari sempre sospettato, ma mai raggiunto. Hanno amoreggiato da adolescenti, si sono innamorate del belloccio ventenne, si sono sposate, hanno allevato figli e vissuto massacranti lunghissimi matrimoni,  poi per stanchezza, per caso, o per mancanza affettiva, arriva il rifiuto. Scambiano uomini onestamente gentili, per uomini innamorati, buttano all'aria tutto tranne i figli, i quali si arrovellano nel vedere i propri padri, praticanti il bisognino, finiti nel cestino della vita, molto più drammatico del cestino digitale. L'esistenza impone correre per le necessità primarie, impone modelli consumistici, impone sport amatoriali, giochi e riti religiosi e il tempo che resta al sesso è così esiguo, che il bisognino vince imperterrito. Oggi Ovidio non potrebbe mai scrivere l'Ars Amandi, perché non esiste una passione erotica o una sensualità di coppia, non esiste altro slancio se non quello dell'aggressività sensoriale nella fase dell'innamoramento. Ci presentiamo maldestramente, ci spogliamo di corsa, in una sorta di disordine che ignora ogni senso estetico, andiamo subito al sodo. Si la bellezza!! Quella che ci sputano addosso i media è falsa e sgradevole, quella vera è fatta di presentabilità, gradevolezza di porsi, amabilità nei volti, eleganza nei moti del corpo. Questo essere piacevomente visibili è totalmente assente e chi è considerata bella o bello risponde a rquisiti non naturali ma costruiti con allenamento muscolare di scopo. Tra la vera bellezza e quella che ci viene proposta in ogni momento della giornata, esiste la stessa abissale differenza che vediamo tra una ballerina di "stacchetti televisivi" e una danzatrice di danza classica. Un baratro!! La facilità di innamorarsi e la passione che ne scaturisce, nel breve tempo, danno la sensazione di essere appagati, ma è solo convinzione bonaria verso se stessi, presto, troppo presto, arrivano noia, insensibilità, distacco, incomprensione, a volte violenza. Cerchiamo un altro partner per un altro breve periodo di passione e un altro ancora. Il piacere sessuale resta un mondo ignoto e pieno d'insidie, i doni della natura e i segreti intimi che cimentano una coppia restano nel buio, e finiamo la nostra vita senza aver veramente conosciuto chi siamo.