29. ott, 2018

Dottore farmacista e conflitto d'interessi.

Spesso sentiamo parlare di conflitto di interessi sulla professione del farmacista. Vediamo di chiarirci gli aspetti essenziali, in quanto le esigenze professionali di un titolare di farmacia e la promozione della sua azienda commerciale farmacia non possono non coesistere.

Cos’è un conflitto di interessi? Su Wikipedia si legge molto correttamente: <<condizione giuridica che si verifica quando viene affidata un’alta responsabilità decisionale a un soggetto che ha interessi personali o professionali in contrasto con l’imparzialità richiesta da tale responsabilità, che può venire meno a causa degli interessi in causa>>

Cosa osserviamo:

  • Da sempre la farmacia è stata definita come essere il “primo avamposto” territoriale, sulla base di orari e posizione, a cui il paziente può accedere, senza requisito alcuno, al momento del bisogno.
  • Milioni di italiani entrano ogni giorno in una delle farmacie pubbliche e private dislocate sul territorio nazionale.
  • La forza dell’istituzione farmacia è tale grazie all’apporto lavorativo dei circa 60.000 farmacisti abilitati.
  • Alle farmacie si aggiungono migliaia di parafarmacie, dove, malgrado le capacità distributive siano più limitate sulla base della legislazione vigente, sono presenti altrettanti farmacisti pronti ad assolvere al proprio ruolo, nel momento del bisogno.
  • Grazie al rapporto di fiducia instaurato nel corso degli anni con il paziente, il farmacista rappresenta un interlocutore privilegiato per rispondere a parte delle esigenze di salute.
  • Ne consegue che il farmacista ha un discreto margine nell’indirizzare il paziente verso rimedi o percorsi deputati al soddisfacimento dei relativi bisogni.
  • Ciò con l’uso delle “armi” a disposizione per il giusto consiglio o guidando il paziente verso altre figure professionali, quando necessario, come il medico curante o lo specialista.
  • Le “armi della professione” sono gli “attrezzi” di cui il farmacista può disporre in completa autonomia professionale, per alleviare o risolvere il problema presentato dal paziente
  • L’atto professionale del farmacista afferisce a due facce della stessa medaglia: quella professionale e quella commerciale.
  • La prima riguarda il bisogno del farmacista nel soddisfare a sua volta il bisogno del paziente, secondo scienza e coscienza.
  • La seconda riguarda il bisogno, del medesimo professionista, di soddisfare o “adempiere” ai bisogni aziendali, per proprio conto o richiesti dal “terzo soggetto”.
  • Il “terzo soggetto” può essere il titolare, gestore, socio, direttore della farmacia, il proprietario della catena o il Servizio Sanitario Nazionale.
  • Ho citato il SSN perché, sebbene quest’ultimo operi in un terreno complesso ed esterno all’autonomia professionale del farmacista, ha a che fare con dinamiche relative all’orientamento della scelta del paziente verso un farmaco “di marca” o equivalente, e, tra questi, quale “brand” trattare.

I reali bisogni sono tra professione e commercio

Possiamo sintetizzare:

Il farmacista da un lato deve dare il giusto consiglio al paziente – soddisfare il bisogno di salute -, dall’altro deve “portare a casa” una controparte economica – soddisfare bisogni aziendali -, per sostenere l’attività propria, dei titolari, gestori, direttori di farmacia, o “mantenere” il proprio posto di lavoro.

Possiamo concludere che:

Ebbene, il farmacista, dovendo gestire queste situazioni di bisogno, risolvere il problema al paziente, produrre utili con la sua farmacia,  e al “terzo soggetto”, potrebbe avere a che fare con un conflitto di interessi.