8. lug, 2019

Una vita da sottomessa

Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

<<Se la natura disapprovasse le nostre inclinazioni, non ce le ispirerebbe>>. (Marchese De Sade)

Emanuela ci racconta:

Sono cresciuta in una cittadina di provincia del Centro Italia, in una famiglia borghese preoccupata solo di guadagnare e di salvare le apparenze di un ardore religioso ipocrita. Mia madre era una spietata manipolatrice di affetti. Ma quando vivi in un ambiente così rigido e disciplinato, con intere giornate trascorse in solitudine, in qualche modo ti arricchisci. Osservavo me stessa e gli altri, e leggevo. Due libri sono stati determinanti: L’amante di Lady Chatterley, di Lawrence, e Niente e Così Sia di Oriana Fallaci, da una parte la descrizione dell’erotismo, dall’altra la sofferenza. Fin da piccola ho capito che il mio rapporto con il dolore era diverso da quello degli altri. Non lo temevo, non piangevo, volevo anzi sentirlo, chiusa in un mondo tutto mio, e vedere fino a che punto potevo arrivare. C’è un picco altissimo, che sembra insopportabile, superato il quale non senti più nulla, e anzi stai bene e provi sensazioni fortissime. Alla fine ho capito che ero masochista. Ma a vivere come tale sono arrivata molti anni più tardi. Sono cresciuta, mi sono sposata. Non per amore, ancora oggi non so bene che cosa sia l’amore per un uomo, conosco quello incondizionato per i miei figli, ma con gli uomini ho provato solo passioni molto forti. Non con mio marito, comunque. L’ho scelto solo perché mi sembrava adeguato, perché mi ricordava mia madre: manipolatore, rigido, frustrato, nascosto dietro una corazza di valori autoimposti. Per caso durante una riunione di lavoro, mi sono trovata a fare da interprete a un dirigente molto affascinante, dai modi distaccati. A un certo punto gli è caduta a terra la penna: mi ha fissata con uno sguardo ipnotico e mi ha ordinato di raccoglierla. Mi ha colpita come un fulmine. Avrei potuto ribellarmi, ma ho sentito il bisogno di essere sottomessa, di compiacerlo. Lui mi ha ringraziato, mi ha detto che in poche l’avrebbero fatto, e che ero speciale. Non è successo altro, ma è stata una folgorazione. Mi sono avvicinata agli ambienti Bdsm su internet e, chattando con un master, ho capito che io, da sempre, volevo essere una slave: una persona che si dedica totalmente a un dominante, ma che lo fa soprattutto per dare piacere a se stessa. Non una serva, ma una mite devota altruista che si dedichi totalmente al compito che le viene assegnato, e quanto più è vero e profondo il piacere che prova nel farlo, tanto più intenso lo sarà per il master. Tra loro due c’è un’osmosi, e la magia sta nella consensualità. Altrimenti sono rapporti sbagliati, di manipolazione, di squilibrio. Nelle persone come me c’è questo atteggiamento, inizia come fatto mentale, ma diventa fisico perché, quando i recettori del dolore superano una certa soglia, entra in circolo una quantità di endorfine capace di provocare un appagamento non paragonabile a quello dei rapporti tradizionali. È un fatto personale, così come è personale la soglia del dolore. Il Dominante deve avere esperienza e responsabilità: un master improvvisato può essere pericoloso. Non è necessaria eccessiva violenza, io stessa, dopo aver ricercato per anni il dolore fisico, oggi trovo più appagante la dominazione psicologica. Un Master anche in contesti “normali” ha sempre certe caratteristiche, deciso, diretto, non ha paura di sostenere uno sguardo, non dà spiegazioni, è abituato a gestire il potere e lo stress, ed molto influente sul lavoro. Può vestire elegante o casual, ma risulta sempre a proprio agio, mai fuori posto. Non è frustrato, non parla molto di sé. Mi riconosce speciale e come sottomessa, perché fin dal primo incontro non gli do l’impressione di volerlo manipolare o limitare. Diciamo orgoglioso della sua mascolinità, così come io sono orgogliosa della mia femminilità di ruolo che di ostentazione fisica. Un vero dominante ti protegge, ti accudisce, nell’organizzazione di eventi in comune, si occupa di tutto. Tu devi solo concentrarti sulla preparazione e soddisfare le sue richieste: un trucco, un vezzo, un dettaglio nell’abbigliamento, un reggicalze, un corsetto. Le scarpe sono importanti, però bisogna saperci camminare bene. La sottomessa non è una povera disgraziata che si lascia usare come posacenere e tirare al guinzaglio. O meglio, può farlo, ma solo se è il mezzo per superare un blocco e poi evolversi. Una volta, per esempio, il mio master mi ha pubblicamente legata e fustigata in un locale. Sono l’opposto dell’esibizionista, e pensavo che sarei morta per l’imbarazzo, ma lui ha scelto il modo e il tempo giusti mi ha bendata prima, e solo alla fine mi ha permesso di vedere il pubblico. Guardare il loro apprezzamento, sapere di aver superato un mio limite mi ha riempito di orgoglio. Come un coach speciale capisce chi sei, ti protegge da te e dagli altri per plasmare la tua esperienza. La prova più dura per me, però, la devo ancora superare, parlare in pubblico, davanti a centinaia e più persone, per un’ora intera. Cerco un Dominante che me lo ordini, e che mi liberi dalle mie inibizioni. Emanuela Gattuso

NDR.. Per i master principianti o imitatori con scarsi risultati, Cinquanta sfumature, di grigio o nero, rappresenta un cardine della cultura della costrinzione e del rapporto master/slave. Sia il libro che il film, per chi conosce o è un protagonista di questo fenomeno, sono una favola demenziale. Nessun master sarebbe tale se rinunciasse, come fa Christian Gray alla sua natura sessuale "costringente", per amore di una donna. Il desiderio morirebbe in un attimo, ucciso dalla spersonalizzazione del maschio dominante. Piuttosto, una vera storia tra dominante e masochista è quella di Twilight. Edward il vampiro è a tutti gli effetti un dominante, e Bella una masochista che lo vede per quello che è. Bella sa che potrebbe ucciderla, ma sa anche che Edward  la proteggerà sempre, il loro è un grande amore perché c’è fiducia totale. La fase di  spersonalizzazione di Christian può diventare  necessaria, ma solo per breve tempo essendo dolorosa e complicata, nel caso la partner stia compiendo quel processo di conoscenza di se  stessa, come sottomessa, necessario in chi è ancora alla ricerca della vera identità del proprio godimento. Slave e master rappresentano una delle condizioni più favorevoli al rapporto di coppia duraturo, o anche per un incontro improvvisato,  un'integrazione di caratteristiche opposte che si attraggono da cui possono scaturire rapporti amorosi particolarmente soddisfacenti. Questo ce lo dimostra lo spiegamento di energie che da sempre la pornografia, la letteratura, il cinema e anche l'arte, compiono  nell'imitare, a riprodurre a fini di lucro l'emozionante bellezza di questo tipo di rapporto carico di erotismo. In particolare la pornografia ha, come potenziali clienti, tutti i maschi (figli degli oratori) diseducati alle emozioni erotiche, repressi, schiavi isul lavoro, e tutti aspiranti master. Entrano in rete e vedono immagini o scene di violenza inaudita dove il godimento femminile è direttamente proporzionato alla violenza che il maschio impone al corpo della donna. Questi soggetti, incapaci di un briciolo di umanità, incapaci di vivere emozioni, pretendono dalle proprie donne atteggiamenti impossibili che le donne accettano quando sono innamorate. Finito l'innamoramento si ribellano e restano le macerie sui corpi, un degrado maschilista che rende molto difficile la convivenza tra sessi.