Saper vivere

19. Dic, 2018

Un movimento culturale per la decrescita.

La decrescita è un problema morale.
Nei contenuti della pubblicazione "Les objecteurs de la croissance" André Amar nel 1973 scrisse ancora più chiaramente che a crescita zero, il consumo di risorse scarse porterà inevitabilmente ad esaurirle. Il punto quindi, dopo 40 anni è sempre lo stesso, non è frenare i consumi, ma consumare di meno, riconvertire le abitudini di ognuno di noi, membri spesso incoscienti della melassa degli inviti a comprare scatenata dai neoliberisti. Questo è il vero realismo ecologico. I radicali italiani, pur così sensibili alle questioni etiche, si rifiutano di esaminare la questione dell'equità dei consumi delle risorse planetarie, dimostrando semplicemente che il loro è un socialismo di facciata, nient'altro che il proseguimento del capitalismo con altri mezzi. L'utopia odierna non consiste più nel difendere un maggior benessere a breve termine, ma è porsi la questione se la crescita economica è in grado di produrre ulteriore benessere. Da quello che vediamo nell'ultimo ventennio è certo che il concetto, arricchimento di alcuni per produrre lavoro e benessere per tutti sia una grossa bufala...

Il magazzino automatico di un noto pastificio.

Saper vivere

18. Dic, 2018

Un movimento culturale per la decrescita.

Diminuire i consumi è vitale per le generazioni successive.
Tempo addietro abbiamo criticato aspramente alcuni inviti alla crescita produttiva da parte di personaggi che si occupano di economia in diversi paesi del mondo come se questo fosse un movimento ideologico esteso a tutto il neoliberismo. Concludemmo che se la crescita è quella di produrre prodotti inutili per il solo profitto di pochi ignobili era meglio nessuna crescita. Una ridistribuzione più equa delle derrate alimentari e una non crescita, ridurrebbe anche i rischi serissimi di invivibilità del pianeta...

Un'isola robotizzata per produrre oggetti metallici da fusione.

Il cattivo cristiano

12. Dic, 2018

Groviglio quotidiano, il natale non mi è mai piaciuto.

Il natale si sa, è la rievocazione della nascita del fondatore del cristianesimo, che oggi è anche il rito supremo del mercato e della mortificazione di tanti individui. Se non hai da spendere, per te è un tristissimo momento. Perché allora mi interesso del natale? Leggo in diverse parti che questa esplosione dell'esibizionismo spendereccio non piace a molti preti e nemmeno a molti credenti. I preti si rifiutano di essere complici dell'esposizione dei presepi come strumento politico di una politica che mortifica l'umanità. Come posso non interessarmi di preti divenuti "rivoluzionari" ? Quest'anno percepisco il natale come un'occasione di scontro tra veri credenti e coloro che sostengono di esserlo. Un bruttissimo natale dove è evidente lo scontro tra chi ha fede "sincera" (con dubbi di opportunità) e chi lo usa come mero strumento di propaganda...

Treviso: natale 2018

Pensieri rapidi

6. Dic, 2018

Groviglio quotidiano, la generazione delle favole.

Le madri/nonne si addolorano per la caducità delle unioni sentimentali e della sofferenza di figli adulti. Vediamo chi sono i protagonisti. Queste madri sono state figlie troppo protette dalla struttura famigliare ed hanno vissuto una propria vita sentimentale ed emozionale come se essa fosse una favola, un sogno sempre realizzabile. Con la complicità del cristianesimo e di tempi economici favorevoli le madri oggi nonne o quasi nonne, hanno "volteggiato in aire", monogamia dei mariti assicurata e pretesa, vacanze, celebrazioni matrimoniali fastose, figli super accuditi, ricorrenze festaiole, we di svaghi e così via, hanno insegnato a vivere le favole anche a mariti grezzotti e recalcitranti e soprattutto ai figli oggi diventati adulti e che pur avendo smesso di credere alle favole, sofforno moltissimo nella sfera emozionale, sono poco portati alle relazioni di coppia, e se le intraprendono non sono affatto in grado di governarle...